Trans-figurarsi per trans-formare il mondo – Opinioni bahá’í 2009, vol. 33, n. 2

Trans-figurarsi per Trans-formare il mondo

 

Marco Guzzi

UNA NUOVA UMANITÀ CRESCE NEL GREMBO CONVULSO DEL PIANETA

  Per comprendere l’impatto che le religioni, e la spiritualità più in generale, hanno oggi e ancor più potrebbero avere in futuro sulle sconvol genti trasformazioni storico-culturali e sociali di questi decenni decisivi, dobbiamo prima renderci conto della novità assoluta, della singolarità per molti versi ultimativa della fase epocale che stiamo attraversando.

  Vorrei sintetizzare al massimo questo concetto proponendovi alcuni versi tratti da un libro in cui ho cercato di analizzare in profondità la natura appunto estrema, e proprio per questo estremamente propizia, del nostro tempo:1

una nuova umanità

sta emergendo dalla crisi

di tutte le culture della terra

un  unico  Genere  Umano

si sta formando

nella passione secolare

delle culture della guerra

la loro fine perciò

è il vero inizio dell’uomo

rigenerato

la nuova umanità

assimila le ricchezze

di tutte le storie del pianeta

di  tutte  le  civiltà

ne è l’erede universale:

il  figlio

radicalmente umano:

il volto originale

in cui finalmente

ci  riconosciamo.

  È in questo scenario di vera e propria svolta antropologica che dobbiamo leggere anche il nuovo rapporto tra esperienza spirituale e dimensioni storiche e sociali che si sta costituendo.

 LE RELIGIONI STORICHE FANNO LA PACE

  Innanzitutto vediamo che le religioni storiche si rapportano tra di loro in modo sempre più aperto e tollerante. Negli ultimi 50 anni, per esempio, si è diffusa nell’ Occidente cristiano una conoscenza del tutto inedita delle spiritualità hindu, buddista, e islamica. Scansie intere di volumi si offrono al visitatore di ogni libreria a Roma come a Berlino, o a New York, mentre le migrazioni favoriscono la conoscenza diretta di altre forme di religiosità.

  Ma non solo la conoscenza reciproca tra le religioni procede a velocità impressionante, con essa cresce anche il riconoscimento della validità delle loro prospettive e dei loro valori.

  In ambito cattolico leggiamo, per esempio, nella dichiarazione conciliare Nostra Aetate, dedicata proprio alle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane:

  «la Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini».

  Era il 1965. Nel 2001 poi Giovanni Paolo II sembra andare ancora oltre, quando suggerisce nell’Enciclica Novo Millennio Ineunte che il cristiano possa anche molto imparare dall’ascolto dialogante con le altre religioni:

  «Il dovere missionario, d’altra parte, non ci impedisce di andare al dialogo intimamente disposti all’ascolto. (…) Questo principio è alla base non solo dell’inesauribile approfondimento teologico della verità cristiana, ma anche del   dialogo  cristiano  con   le   filosofie,  le   culture,  le   religioni.  Non  raramente lo Spirito di Dio, che «soffia dove vuole» (Gv  3,8),  suscita  nell’esperienza umana universale, nonostante le sue molteplici contraddizioni, segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo a comprendere più profondamente il messaggio di cui sono portatori. (n. 56)

  Per valutare la novità davvero epocale di queste affermazioni dobbiamo ricordare che per millenni le religioni sono state una delle principali cause, più o meno dirette, di tutti i conflitti e le divisioni tra gli uomini, e per farsene un’idea basta leggere l’ottimo studio di pierre Crèpon dal titolo Le religioni e la guerra.2 Come sappiamo, dopo secoli di pura e semplice conflittualità, più o meno brutale, il principio di tolleranza, teorizzato da Locke nel suo celebre Saggio del 1667, ha impiegato a sua volta secoli interi per penetrare a fondo almeno nelle nostre società occidentali, mentre resta ancora una utopia in molti stati mussulmani o nelle residue dittature comuniste. Ma ancora al di là e oltre l’orizzonte del semplice rispetto formale e giuridicamente garantito della libertà religiosa dell’altro, si sta aprendo un terzo orizzonte, che supera sia la conflittualità che la semplice tolleranza. Stiamo maturando per una sorta di vero e proprio apprendimento reciproco. Siamo sufficientemente  adulti  per  ascoltare  gli  altri  con un serio intento di arricchire noi stessi. Anche qui si mostra il carattere straordinariamente propizio del nostro tempo, la sua  sconfinata  apertura verso  sviluppi  culturali  e  politici,  impensabili  fino  a  pochi  anni  fa.

 IL TEMPO DELLA PURIFICAZIONE UNIVERSALE

Questa fase nuova delle relazioni tra le religioni, che è certamente accompagnata da molti riflussi fondamentalistici, si inserisce, come abbiamo detto, nella più ampia crisi planetaria e universale dell’io bellico, e cioè di quella figura antropologica che ha dominato in  verità  lungo  tutta  la  storia, dalla  nascita  della  scrittura  sumerica  (3300  a.C.)  in  poi.  Questa  figura  antropologica, questa forma della  soggettività  umana,  definisce  e  rafforza  la propria identità (sessuale, tribale, religiosa, culturale, sociale etc.) contrapponendosi appunto polemicamente all’altro da sé.

  Questa figurazione umana sta collassando ad ogni livello, rivelando la propria insostenibilità, di essere cioè un principio di distruzione dell’uomo e del mondo. Specialmente a partire da Hiroshima la guerra, come metodo di risoluzione delle questioni di potere internazionale, è divenuta impossibile, e quindi fredda, e l’umanità ha incominciato ad ipotizzare la necessità di costruire una civiltà della pace. Dobbiamo però renderci ben conto che stiamo parlando appunto di una rivoluzione antropologica, in quanto finora tutte le civiltà si sono fondate sulla guerra, sul sangue degli eroi, e sull’epica  della  morte:  dall’Iliade  fino  al  Milite  Ignoto.

In questo contesto anche le religioni sono entrate in una fase di travaglio e di  purificazione,  in  quanto  sono  chiamate  per  prime  a  riconoscere  gli elementi ancora bellici che dominano entro le loro teologie, ecclesiologie, e istituzioni. da questo punto di vista la grande confessione dei peccati commessi dai cristiani nell’imporre agli altri la loro verità, nel distruggere   per   sete   di    potere    e    arroganza    «ego-teologica»    l’unità    della    Chiesa, nei rapporti con il popolo ebraico, e nel calpestare i diritti della donna e i diritti fondamentali della persona; questa straordinaria confessione realizzata da Giovanni Paolo II durante la prima domenica di Quaresima del 2000 rappresenta un nuovo principio nella storia del cristianesimo, un atto profetico ancora tutto da comprendere e da assorbire in comportamenti adeguatamente   innovatori.

Il  filosofo  laico  Jacques  Derrida  sosteneva  che   tutta   l’umanità,   a   prescindere dal credo, sta vivendo una sorta di conversione/pentimento universale, che trova un segnale importante nell’ideazione del concetto giuridico di crimini contro l’umanità, durante il processo di Norimberga. È come se l’umanità tutta stesse raggiungendo un livello superiore di maturità, che ci rende in grado di giudicare tutte le forme distruttive che abbiamo incarnato nella storia contro la nostra stessa umanità.

Le religioni storiche, come ciascuno di noi d’altra parte, si trovano dunque ad un bivio. O portano avanti il processo di purificazione delle proprie immagini di Dio e dell’Uomo, aiutando così i loro fedeli a far emergere l’umanità post-bellica che sta tentando di nascere in loro; oppure possono arroccarsi nella difesa delle loro identità belliche, dei loro privilegi, delle loro arroganze teologiche, e favoriranno così la chiusura egoico-bellica delle  persone  a   loro   affidate.   Nel   primo   caso   le  religioni   possono   contribuire  in  modo  determinante  alla  costruzione  di un mondo  più  pacifico,  più giusto, più libero e più fraterno; mentre nel secondo caso fomenteranno la guerra tra le civiltà che tutti paventano.

   Ciò che dovremo comprendere sempre meglio è che nessun processo storico-politico  di  liberazione  e  di  pacificazione  potrà   più   fiorire   sulla   nostra terra se non sarà accompagnato e alimentato dai processi personali di liberazione interiore. Col 900 finiscono cioè tutte le ideologie proiettive e materialistiche che si illudevano di cambiare il mondo senza alcuna tra- sformazione interiore, soltanto sterminando i cattivi di turno. no, si apre, ed in realtà è già iniziato il tempo, in cui il lavoro spirituale di liberazione interiore e i processi storico-sociali di trasformazione del mondo nel senso di una maggiore giustizia e di una maggiore unità, si coniugheranno ad un nuovo   livello,   come   Maritain   intuì   già   negli   anni   ’30.

Infine   mi   sembra   importante   sottolineare   che   questa   inedita   coniugazione tra il livello interiore-spirituale e quello storico-politico della libe- razione umana richiede anche l’ideazione di itinerari trasformativi nuovi, in cui poter condividere in piccoli gruppi i travagli e le consolazioni del cammino. mi sembra in particolare che sia indispensabile formulare cammini di formazione integrata della nuova umanità, in cui cioè si integrino i livelli formativi culturale, psicologico, e spirituale, che quasi sempre procedono per vie divaricate se non opposte. ma qui si aprirebbe tutto un altro discorso.3.

1       Marco Guzzi, La nuova umanità. Un progetto politico e spirituale (Edizioni paoline, milano, 2005).

2       Pierre Crèpon, Le religioni e la guerra (il melangolo, genova, 1992).

3        svolgo da circa 10 anni una sperimentazione in questa direzione presso l’università salesiana di roma. Vedi marco guzzi. Darsi pace. Un manuale di liberazione interiore (edizioni paoline, milano, 2004) e Per donarsi. Un manuale di guarigione profonda (edizioni paoline, milano, 2007). sul lavoro dei gruppi < www.marcoguzzi.it >.