Il periodo tra le due guerre mondiali nella visione storica di Shoghi Effendi – Opinioni bahá’í, vol. 34, n. 3

Il periodo tra le due guerre mondiali nella visione storica di Shoghi Effendi

Luigi Zuffada

L’autore prende in esame il percorso degli avvenimenti mondiali tra la prima guerra mondiale e lo scoppio della seconda, un periodo particolarmente cruciale nella storia dell’umanità. Innumerevoli saggisti e illustri storici hanno esaminato in tutti i dettagli quel tragico ventennio che vide il tracollo di grandi Imperi e Regni e il sorgere di temibili dittature e distruttive ideologie che avrebbero arrecato infiniti lutti e distruzioni all’intero pianeta. Ma l’originalità di questo pur breve saggio consiste nel fatto che esso esamina quegli avvenimenti da un punto di vista speciale e nuovo. Quando essi ebbero luogo, quando quelle ideologie nacquero e si svilupparono in tutto il mondo, viveva infatti in Terra Santa, ad Haifa, un uomo che seppe penetrare il senso di quegli eventi da una prospettiva spirituale e universale, scorgendo in loro molto di più di ciò che essi parevano manifestare: quell’uomo era Shoghi Effendi, Custode della Fede bahá’í (1897-1957).

Tra il febbraio del 1929 e il marzo del 1936, Shoghi Effendi, Custode della Fede bahá’í indirizzò alle comunità bahá’í occidentali, soprattutto americane, sette magistrali Lettere destinate all’immortalità. Raccolte più tardi in un volume di circa duecento pagine, esse dimostrano l’acuto ingegno, un raro acume di grande storico, una straordinaria sensibilità intellettuale e spirituale del suo autore, tali da renderle fonte di insegnamento non solo per i suoi contemporanei ma per intere generazioni a venire. Non a caso qualche studioso ha cominciato a paragonarle alle epistole che gli apostoli di Cristo indirizzarono alle prime comunità dei credenti per istruirle, incoraggiarle, esortarle.1

Come è stato giustamente rilevato, «anche se alcuni riferimenti a fatti contemporanei di quel mondo ono ormai passati alla storia, queste lettere [di Shoghi Effendi] saranno lette e studiate con cura anche dalle future generazioni. Gli argomenti che esse trattano, e ancor più importante, le soluzioni che offrono sono fresche e pertinenti come il giorno in cui furono scritte».2  In modo particolare, la terza e l’ultima di tali Lettere «La mèta di un nuovo Ordine Mondiale» e «Il sorgere della civiltà mondiale» possono essere a buon conto considerate dei veri e propri documenti storici, ricchi di informazioni sintetizzate con originale maestria, capaci di offrire sia un’eccezionale panoramica storica del cruciale periodo compreso tra le due Guerre Mondiali, sia una serie di acuti giudizi sulle tragicamente insanabili manchevolezze e inadeguatezze dei governanti dell’epoca, sia, infine, la possibilità dell’unica valida alternativa per la salvezza del mondo e dei suoi popoli, tragicamente in balia di false promesse e obnubilati da perigliose e tragiche chimere ideologiche.

Shoghi Effendi, insomma, guidava i suoi «collaboratori» verso una matura consapevolezza degli affari del mondo, onde si rendessero conto delle malefatte o almeno dell’inadeguatezza dei esponsabili dei destini dei popoli, sia civili che ecclesiastici, e soprattutto della crudezza dei tempi in cui vivevano. E in effetti quel decennio che stava iniziando quando la prima Lettera fu redatta (1929) sarebbe stato foriero di nefaste calamità politico-economiche e si sarebbe concluso con lo scoppio di un secondo terribile conflitto mondiale. Ancora una volta era ancora nel seno del vecchio continente europeo che covava la miccia che avrebbe originato la paurosa conflagrazione. Rivisitando quel periodo, lo vediamo dominato da grandi dittature, alcune già ben stabilite, altre in gestazione. Si sono affacciati alla ribalta personaggi come Stalin, Mussolini e Hitler (e fra non molto Francisco Franco) che hanno infiammato, o infiammeranno, gli animi dei loro seguaci, prima, e poi di interi popoli, con promesse di grandi conquiste, rivendicazioni, onori e diritti, benessere e ricchezze, di un futuro glorioso, e persino di paradisi in terra. Milioni di persone, che la conclusione della prima guerra mondiale aveva, in un modo o nell’altro, umiliato e sconfitto, rialzavano il capo senza rendersi conto di seguire solo miraggi ingannevoli e distruttivi. Ma anche intellettuali e uomini di pensiero, persino esponenti religiosi, si accodavano nell’esaltare ideologie che non potevano condurre se non allo sfacelo.

Dalle falde del biblico monte Carmelo, in Palestina, un uomo vigilava,scrutava l’orizzonte lontano e quello più vicino, travalicava con la sua limpida visione i tempi e dispiegava tale visione in rivelatrici missive indirizzate ai suoi correligionari. Tempra di storico, il Custode della Fede bahá’í dispiega, in queste comunicazioni ai credenti, una profonda conoscenza degli avvenimenti del passato che sono penetrati come concausa a influenzare la vita dell’Europa e del mondo nel XX secolo, nel bene e nel male. Illustrando, per esempio, il principio dell’Unità mondiale, mèta ultima del Messaggio di Bahá’u’lláh, «principio che rappresenta il coro-namento dell’evoluzione umana»,3  egli dà atto al lettore di alcune tappe compiute a partire dal XIX secolo per dischiudere, sia pure imperfettamente, questo nobile ideale.

     «Agli Stati e ai Principiati che emergevano dal caos dei grandi sconvolgimenti operati da Napoleone e la cui preponderante preoccupazione consisteva nel riacquistare i propri diritti all’indipendenza ovvero nel conseguire l’unità nazionale, il concetto di solidarietà mondiale sarebbe parso non dico remoto ma addirittura inconcepibile. Si incominciò a prendere in considerazione la possibilità di un ordine mondiale, superiore alle istituzioni politiche stabilite dalle nazioni, solo dopo he alle forze del nazionalismo era riuscito di sovvertire le fondamenta di quella Santa Alleanzache aveva tentato di contenerne e dominarne il crescente potere, e non fu che dopo la Guerra Mondiale che questi esponenti di un nazionalismo arrogante cominciarono a considerare tale ordine come oggetto di un credo pernicioso tendente a scalzare quella basilare lealtà sulla quale si fondava e dipendeva l’esistenza della loro vita nazionale»4.

La capacità di Shoghi Effendi di concentrare in poche espressioni decenni di storia, come in questo caso, risulta una delle qualità più spiccate della sua multiforme intelligenza. Spesso, da queste espressioni per così dire «concentrate» si potrebbero ricavare capitoli interi. Per quanto riguarda il brano appena trascritto ci limitiamo a notare che in esso appare un accenno, chiaro anche se indiretto, alle lotte risorgimentali per dar vita all’unità d’Italia, e alle complesse vicende belliche da cui scaturì l’Impero germanico. E, sullo sfondo più lontano, c’è l’affermazione, contenuta in un’altra lettera, che l’ideale di nazione che si stava ora così faticosamente superando era penetrato nella Storia dell’umanità ad opera della Rivelazione del Profeta arabo. «La Fede islamica, l’anello susseguente [a quella cristiana]  nella catena della Rivelazione divina, introdusse, come Bahá’u’lláh Stesso attesta, il concetto di nazione come entità unitaria e fase essenziale nell’organizzazione della società umana e l’incorporò nel suo insegnamento».

La prima guerra mondiale fu celebrata dai contemporanei come «la guerra che avrebbe dovuto porre fine a tutte le guerre». I vincitori si assisero intorno ai tavoli della fastosa dimora fatta edificare da Luigi XIV a Versailles, colmi, apparentemente, di ogni nobile intenzione, e si misero di buona lena a rimodellare la carta d’Europa convinti di assicurare la pace del mondo per sempre: ma fallirono miseramente ! Giusto all’inizio della lettera «La mèta di un nuovo Ordine Mondiale», Shoghi Effendi rievoca che fu ‘Abdu’l-Bahá a stigmatizzare per primo, mentre il mondo plaudiva ai Grandi raccolti nei pressi di Parigi, quel fallimento: «Con quanta serenità, e pur con quale possanza, mise Egli in luce il crudele inganno che quel Patto, salutato da popoli e nazioni quale incarnazione di una giustizia trionfante e infallibile strumento di durevole pace, riservava all’incorreggibile umanità! […] Quanto spesso, mentre l’esultante scoppio di entusiasmo era al suo vertice e molto prima che s’avvertissero o si esprimessero i più lievi sospetti, Lo udimmo dichiarare con sicurezza che il Documento celebrato come l’Atto Costitutivo di una riscattata umanità celava in seno i semi di una tanto amara delusione da favorire ancor più l’asservimento del mondo».6

Le conseguenze del fallimento delle utopie, sotto cui alla fin fine si celava una cieca brama di rivincita sui vinti, Shoghi Effendi le enumera con acutezza: le sofferenze che stanno affliggendo l’umanità sono la conseguenza sia dei disastri della guerra mondiale sia della miopia degli artefici dei Trattati di Pace; la causa della maldistribuzione della riserva aurea del mondo dipende dai debiti contratti durante il conflitto e dall’assurdo schiacciante peso dei risarcimenti imposti alle nazioni sconfitte, fattori che a loro volta hanno accelerato in modo esponenziale la caduta dei prezzi e di conseguenza impoverito ancor più nazioni già deboli finanziariamente, creando masse di disoccupati in tutta Europa; lo spirito di vendetta, sospetto, paura e rivalità, scaturito dalla guerra e dalle clausole dei Trattati di Versailles, ha paradossalmente spinto alcune nazioni, da un lato, a incrementare gli rmamenti, il che ha ovviamente contribuito ad aggravare il fenomeno della recessione, dall’altro ad affidarsi a un cieco e arrogante nazionalismo, impedendo un sano influsso del commercio internazionale a causa di un sistema di tariffe alte e proibitive.

Il quadro della situazione europea tra le due guerre mondiali non potrebbe essere, nella sua concisione, più chiaro ed esauriente: è motivo di ammirata sorpresa una tale analisi, soprattutto se pensiamo che essa era frutto delle riflessioni di un uomo che viveva in un Paese del Vicino Oriente, distante, quindi, dai centri cruciali del potere e dell’informazione, e per giunta impegnatissimo nel guidare la comunità mondiale bahá’í nel raggiungimento dei suoi nobili scopi. Ma quell’analisi, scritta nel novembre del 1931, colpiva nel segno. In effetti la prima guerra mondiale non aveva solo causato una carneficina di uomini e di mezzi, ma aveva creato un vero e proprio sconvolgimento nel quadro politico e territoriale europeo (colpisce con quanta concisa e pur potente efficacia Shoghi Effendi alluda alle immani sofferenze di decine di milioni di esseri umani «che si logorano sotto il dominio di razze e governi stranieri» 7, lasciando in eredità una grave instabilità economica, sociale e politica, una profonda crisi moralee un radicale mutamento della cultura e del costume. Nasceva il nuovo fenomeno della dipendenza economica dell’Europa dagli Stati Uniti, che nel 1917 erano entrati in guerra con tutto il peso della loro ricchezza in armamenti, soldati e aiuti finanziari. La spirale inflazionistica, cui Shoghi Effendi allude, nasceva dalle esorbitanti spese di guerra, dal ristagno produttivo, dall’enorme debito pubblico contratto dalle varie nazioni e dalla conseguente necessità, per i governi, di stampare carta-moneta in eccedenza rispetto alle reali riserve auree nazionali. Si aggiungano il grave problema della ricostruzione; la modificazione delle tradizionali gerarchie sociali, con i ceti medi economicamente declassati, pieni di rancore e pronti quindi ad essere usati da quelle forze eversive che, soprattutto in Italia e poi in Germania, si venivano affacciando alla ribalta della Storia; e, non da ultimo, l’organizzazione politica delle masse, con il crescente potere di partiti e sindacati.

Dei lavori della Conferenza di Versailles Shoghi Effendi elogiò almeno  n risultato. Su viva sollecitazione e indomita volontà del presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, con i suoi famosi «14 Punti», i vincitori della guerra (Wilson stesso, David Lloyd George per la Gran Bretagna, Georges Clemenceau per la Francia, Vittorio Emanuele Orlando per l’Italia) avevano dato vita, per la prima volta nella Storia, a un organismo internazionale incaricato di mantenere la pace nel mondo, la cosiddetta «Lega delle Nazioni». Shoghi Effendi elevò un caldo elogio «all’immortale Woodrow Wilson», come lo statista che «espresse entimenti così affini ai principi che animano la Causa di Bahá’u’lláh e che, più di ogni altro leader mondiale, contribuì alla creazione della Lega delle Nazioni, realizzazione cui la penna del Centro del Patto di Dio [‘Abdu’l-Bahá]plaudì come il segnale dell’albeggiare della Più Grande Pace, il cui sole, come asserito dalla medesima penna, dovrà necessariamente sorgere quale diretta conseguenza dell’applicazione delle leggi della Dispensazione di Bahá’u’lláh».8

Ma nel frattempo altri mali s’erano infaustamente affacciati all’orizzonte della Storia e l’uomo di Haifa li ha infallibilmente colti e valutati, definendoli icasticamente «i tre falsi dèi».

    «I principali idoli nel profanato tempio dell’umanità non sono altro che i tre dèi del Nazionalismo, del Razzismo e del Comunismo, davanti ai cui altari governi e popoli, democratici o totalitari, in pace o in guerra,dell’Oriente o dell’Occidente, cristiani o musulmani, in vari modi e in diversa misura, stanno ora pregando. I loro sommi sacerdoti sono i politici  e gli esperti delle cose del mondo, i così detti saggi del secolo; il loro sacrificio, la carne e il sangue delle moltitudini massacrate; i loro incantesimi, dottrine antiquate e consunte formule insidiose e irriverenti; il loro incenso, il fumo del dolore che si leva dai cuori dilaniati dei familiari dei defunti, dei mutilati e dei senza tetto. [Ecco quindi] le teorie e le politiche, così sbagliate e perniciose, che deificano lo Stato ed esaltano la nazione al di sopra del genere umano, che cercano di subordinare le altre razze del mondo a un’unica razza, che iscriminano fra bianchi e neri e che tollerano il predominio di una classe privilegiata su tutte le altre».9

Con un linguaggio che ondeggia tra la metafora e la cruda realtà, Shoghi Effendi ha qui delineato con chiarezza i mali del XX secolo e messo in luce con sentimenti di vera e partecipata compassione le conseguenze che quelle teorie hanno apportato alla nostra povera umanità, fino a quello struggente riferimento alla «carne e al sangue delle moltitudini massacrate» che pare un grido che invochi vendetta al cospetto del Creatore! Da studioso attento delle teorie filosofiche del XIX secolo, egli mette in luce, in un lucido passo della lettera intitolata «Il sorgere della civiltà mondiale», l’origine di uno di quegli dèi, ossia il feroce e cieco nazionalismo, che ha tratto stimolo e vigore dalla filosofia hegeliana ed ha assunto la forma di un bellicoso e intransigente nazionalismo, ha deificato lo Stato, ha incitato all’odio razziale, ha condotto a un marcato indebolimento della Chiesa, la quale si è vista, così, «pugnalata da un ateismo estraneo e militante dall’esterno [il bolscevismo], nonché dai predicatori di una dottrina eretica all’interno [il nazionalismo.10 E a proposito della Chiesa cattolica, Shoghi Effendi non manca di cogliere, con forte acume e preveggenza (siamo nel 1936!), le «equivoche e precarie relazioni ora esistenti tra laSanta Sede e alcune nazioni europee» 11, chiaramente alludendo ai vacillanti concordati che il Vaticano aveva stretto con l’Italia di Mussolini prima e poi la Germania di Hitler (anche se bisogna ricordare che papa Pio XI, il quale dovrà molto soffrire per l’inadempienza di quei patti da parte del fascismo, non tarderà a rendersi conto della mostruosità delle teorie naziste, condannandole nell’enciclica Mit brennender Sorge, redatta con il sostegno e il consiglio del cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII). 12 D’altra parte, già più di un decennio avanti era risuonata la voce profetica di ‘Abdu’l-Bahá: «Movimenti appena nati e di portata mondiale faranno di tutto per portare avanti i loro disegni. Il Movimento della Sinistra acquisterà grande importanza. La sua influenza si diffonderà».13

In effetti, la prima guerra mondiale, lungi dall’arrecare la pace promessa e stoltamente sperata, era stata matrice di rivoluzioni, succedutesi una all’altra. Ancor prima di terminare, aveva indirettamente generato quella bolscevica (1917); al suo spirare, l’Europa intera sembrò precipitare in un radicale sconvolgimento: a Berlino la rivolta degli spartachisti, a Vienna lo scoppio di violenti tumulti, in Baviera l’instaurazione di una repubblica pericolosa, in Ungheria la presa del potere da parte di bolscevichi, in Italia l’agitarsi di pericolosi rivolgimenti sociali che preluderanno allarrivoluzione del fascismo, mentre non tardavano a delinearsi all’orizzonte presagi del funesto destino della Germania.14

L’acutezza dell’analisi elaborata da Shoghi Effendi riguardo agli eventi di quei cupi anni ‘30 si delinea in misura ancor più evidente in un altro passo della lettera «Il sorgere della civiltà mondiale» in cui sono elencate con precisione quelle che potremmo definire le tappe che stanno per precipitare l’umanità in un altro e ancor più sanguinoso conflitto mondiale:

    «Con non meno di dieci milioni di uomini sotto le armi, addestrati ad esercitarsi all’uso delle più esecrande macchine di distruzione che la scienza abbia mai escogitato; con un numero tre volte tanto di persone che si logorano sotto il dominio di razze e governi stranieri; con una moltitudine altrettanto numerosa di esacerbati cittadini impotenti a procurarsi quei beni e quelle necessità materiali che altri stanno deliberatamente distruggendo; con una massa ancor maggiore di esseri umani che gemono sotto il peso di armamenti sempre più massicci e impoveriti dal virtuale collasso dei traffici internazionali – con siffatti malanni l’umanità sembra ormai definitivamente affacciarsi alla fase più tormentosa della sua esistenza».15

E poco più avanti, nella stessa lettera, ecco una fredda e acuta analisi degli errori compiuti dai detentori del potere nel mondo negli anni successivi alla fine della prima guerra mondiale: le Conferenze sul Disarmo e sull’Economia sono miseramente fallite; ostacoli sono sorti anche nel corso dei negoziati per la limitazione degli armamenti navali; Germania e Russia, «due delle nazioni più potenti e più armate del mondo» si ritirano dalla Società della Nazioni; i sistemi parlamentari del mondo occidentale non hanno dato prove di efficienza, né i capi e gli esponenti del movimento comunista riescono «ad affermare il pur vantato principio della dittatura dl proletariato»; i governi totalitari non sanno far altro che imporre sacrifici ai loro sudditi. La conclusione di Shoghi Effendi non lascia spazio a vane illusioni: «La nostra confusa generazione può ben chiedersi cos’altro resti ad arginare il pericolo rappresentato da quella profonda voragine che sempre più s’allarga e che può, ad ogni istante, inghiottirla!». 16

In effetti, Shoghi Effendi interpretava con chiarezza i segnali che stavano annunziando al mondo l’avvento di un nuovo e più spaventoso conflitto: il suo acume avvertiva che i governi e i popoli della terra stavano per essere «a poco a poco ingoiati nelle spire delle ricorrenti crisi e delle fiere controversie del mondo […] La terra è ora trasformata in un accampamento armato[…] Le nazioni del mondo sono per lo più cadute preda di ideologie contendenti che minacciano di distruggere le loro unità politiche conseguite a caro prezzo. In questi Paesi moltitudini inquiete le guardano insoddisfatte, armate fino ai denti, esagitate dalla paura, gemendo sotto il giogo di tribolazioni generate da lotte  politiche, fanatismi razziali o di nazionali, animosità religiose».17

Questi giudizi risalgono al dicembre del 1938, quando già alcuni eventi, succedutisi uno all’altro con ritmi ben scanditi e preoccupanti, erano stati orditi sulla tela della Storia:

marzo 1936, Anschluss, ossia annessione dell’Austria alla Germania nazista;

settembre 1938, cessione dei Sudeti alla medesima, da parte delle arrendevoli democrazie occidentali;

marzo 1938: occupazione della Cecoslovacchia ad opera di Hitler; annessioni avvenute tutte in aperta violazione del Trattato di Versailles del 28 giugno 1919, un Trattato di 230 pagine, peraltro vendicativo, 18che, come aveva profetizzato ‘Abdu’l-Bahá, non aveva fatto altro che seminare i germi della guerra futura.

Come osserva giustamente lo studioso Jack McLean, 19  la predizione dello scoppio della seconda guerra mondiale da parte di Shoghi Effendi non deve essere considerata come la dimostrazione di un qualche potere soprannaturale, quanto il frutto di un osservatore degli eventi mondiali abile ed informato, anche se bisogna aggiungere che la visione profonda del vero significato degli eventi, visti in una prospettiva globale, che egli dimostra di possedere va bene al di là delle capacità e competenze di un semplice storico.

Peraltro, egli previde con, diremmo, apocalittica certezza,l’attacco giapponese della flotta statunitense a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, che avrebbe determinato l’entrata in guerra della grande democrazia occidentale, quando circa due anni prima di quello storico e fatale evento scriveva ai bahá’í americani: «Riguardo alla nazione americana, la voce del suo stesso Presidente [Franklin Delano Roosevelt], solenne e chiara, avverte il popolo che l’eventualità di un attacco contro il Paese è divenuta infinitamente più imminente per lo sviluppo dell’aviazione per altri fattori». 20E aggiungeva straordinarie parole di preveggenza in un linguaggio, oseremmo dire, da antico profeta biblico, ma con la chiarezza di un storico del ventesimo secolo:

    «Il mondo va avanti. Gli eventi stanno con velocità sorprendente prendendo una piega minacciosa. Il turbine delle passioni è rapido e pericolosamente violento. Il Nuovo Mondo sta per essere inavvertitamente trascinato nei suoi vortici. I potenziali centri di tempesta della terra proiettano già le loro ombre sulle sue spiagge [allusione a quelle di Pearl Harbor?]. Pericoli, inimmaginabili e imprevedibili, lo minacciano dall’interno e dall’esterno. I suoi governi e popoli stanno per essere a poco a poco ingoiati nelle spire delle ricorrenti crisi e delle fiere controversie del mondo. Gli oceani Atlantico e Pacifico, accelerandosi il processo della scienza, stanno riducendosi a piccoli canali. La Grande Repubblica dell’Occidente si trova particolarmente e sempre più coinvolta. Rombi lontani riecheggiano minacciosamente neri fermenti del suo popolo».21

E un’altra predizione egli aggiunse in quel frangente: che gli Stati Uniti, per la seconda volta in quel secolo, avrebbero abbandonato la loro politica isolazionista, anzi che quella era l’unica strada percorribile e che essi dovevano assumersi gli obblighi imposti dalle nuove condizioni mondiali e non solo per scopi umanitari, ma anche per la propria sicurezza. In tale situazione Shoghi Effendi giungeva a scorgere chiaramente l’intervento divino: «Per paradossale che possa sembrare, l’unica speranza che le resta [alla Repubblica americana] di districarsi dai pericoli che le si addensano attorno è quella di lasciarsi prendere in quella rete di alleanze internazionali che la Mano di un’imperscrutabile Provvidenza sta intessendo».22  Qui Shoghi Effendi cita il consiglio che ‘Abdu’l-Bahá aveva dato ad un alto funzionario del governo americano: «Ella può meglio servire il suo Paese, se si adopererà, come cittadino del mondo, a far sì che sia alla fine applicato alle relazioni esistenti tra i popoli e le nazioni del mondo quel principio del federalismo che costituisce il fondamento del governo del suo Paese». 23

E a proposito di queste relazioni internazionali, è utile riflettere sulle considerazioni che Shoghi Effendi formulò sulla Lega delle Nazioni nella lettera «Il sorgere della civiltà ondiale», scritta all’indomani dell’aggressione italiana all’Etiopia e delle successive sanzioni decretate da quell’organismo internazionale contro il Paese aggressore. Afferma egli che sebbene la Lega si trovi ancora nello stato embrionale, pure è di grande valore l’indirizzo in cui essa sta operando, e cita alcune sue notevoli iniziative, quali il Trattato delle Garanzie, il dibattito sul Protocollo di Ginevra, la rivoluzionaria proposta di creare gli Stati Uniti d’Europa e di unificare economicamente il continente e, appunto, la politica delle sanzioni. Com’è noto, nell’ottobre del 1935 l’Italia iniziò una campagna di conquista dell’ Etiopia, ove regnava, da antica dinastia, l’imperatore Hailè Selassiè. Mussolini fu spinto all’impresa da varie ragioni: le ambizioni di una politica di prestigio internazionale, il bisogno di dare impulso alla produzione industriale, la necessità di distogliere l’opinione pubblica italiana da problemi interni, soprattutto di ordine economico. La guerra, che durò fino al maggio del 1936, fu breve e crudele, e terminò con l’esilio dell’imperatore etiopico, che si era battuto strenuamente, la sconfitta del suo esercito e la proclamazione del nuovo impero italiano. Il regime fascista contava che la sua impresa non avrebbe incontrato l’opposizione di Francia e Inghilterra, ma si sbagliava: su sollecitazione proprio di quei due Paesi, la Lega delle Nazioni decretò delle pur non troppo pesanti sanzioni a danno dell’Italia – fra l’altro, Hailè Selassiè si era presentato nella sede della Lega a Ginevra tenendo da quella tribuna un memorabile discorso di grande dignità e saggezza (in cui erano contenute queste nobili parole: «Davanti a Dio non esistono differenze fra i popoli. Dio e la storiasi ricorderanno della vostra sentenza»).24

Quel monito non dovette suonare indifferente alle sensibili orecchie di Shoghi Effendi, che, con la sua inimitabile prosa e il suo acume politico, così commentò le sanzioni decretate dalla Lega contro l’aggressore:

    «Per la prima volta negli annali dell’umanità il sistema della sicurezza collettiva, previsto da Bahá’u’lláh e delucidato da ‘Abdu’l-Bahá, è stato seriamente preso in considerazione, discusso e posto alla prova. Per la prima volta nella storia è stato ufficialmente riconosciuto e pubblicamente ammesso che perchè tale sistema di sicurezza collettiva venga efficacemente stabilito sono necessarie tanto la fermezza quanto la flessibilità – l’una che preveda l’uso di una forza adeguata ad assicurare l’efficienza del sistema proposto, l’altra che permetta a un tal meccanismo di soddisfare le legittime esigenze e aspirazioni di quei suoi fautori che abbiano subìto dei torti. Per la prima volta nella storia umana le nazioni del mondo si sono sforzate e hanno provato ad assumersi delle responsabilità collettive […] Bisogna riconoscere che una decisione così importante [le sanzioni a un Paese aggressore, n.d.a.] rappresenta una delle tappe più caratteristiche nella lunga e impervia strada che conduce alla mèta finale, lo stadio in cui l’unicità dell’intero corpo delle nazioni diverrà il principio-guida della vita internazionale». 25

Non che il Custode della Fede bahá’í si facesse troppe illusioni sulla efficacia delle decisioni deliberate dalla Lega delle Nazioni. Ed infatti aggiungeva: «Non è tuttavia questo storico passo che un fievole baluginare nelle tenebre che avviluppano questa turbata umanità, nient’altro forse che un semplice sprazzo, fugace barlume nel bel mezzo di un oscuro e sempre più fitto disordine». 26E si premurava di elencare alcuni vizi di origine, e di percorso, di quella che rimaneva tuttavia la prima istituzione mondiale nella storia dell’umanità: essa mancava ancora del requisito dell’ universalità, senza del quale la pacificazione internazionale era destinata a fallire; il loro ideatore, il presidente degli Stati Uniti, Wilson, non era riuscito a convincere il suo Paese a farne parte; Germania e Giappone ne erano clamorosamente usciti, soffocati ormai da pesanti dittature o regimi autoritari. Ben altro era l’ideale che Shoghi Effendi nutriva come Centro di quella Fede bahá’í il cui Autore, Bahá’u’lláh, era venuto al mondo per instaurare un nuovo Ordine Mondiale. Lo aveva egli delineato in modo impareggiabile pochi anni avanti (novembre 1931), tratteggiando con lucida visione il futuro dell’umanità, il Regno di Dio sulla terra e presagendo:

    «una comunità mondiale in cui tutte le barriere economiche dovranno essere permanentemente abbattute e l’interdipendenza del Capitale e del Lavoro definitivamente riconosciuta; una comunità nella quale il vociare del fanatismo e delle lotte religiose tacerà per sempre; in cui la fiamma dell’animosità razziale sarà finalmente estinta; in cui un unico codice di leggi internazionali – prodotto dal ponderato giudizio delle federazioni dei rappresentanti mondiali – avrà per sanzione l’istantaneo e coercitivo intervento di tutte le forze congiunte delle unità federali; e, finalmente, una comunità mondiale in cui la follia di un nazionalismo capriccioso e militaresco si tramuterà nel sentimento durevole della cittadinanza mondiale».27

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Commentando tutti questi messaggi del Custode della Fede bahá’í, non bisogna dimenticare che egli stava guidando i credenti di tutto il mondo, affidati alle sue cure, a comprendere il vero significato degli eventi che si stavano svolgendo, o si sarebbero svolti, sotto i loro occhi , quando scriveva parole presaghe come queste: «E chissà che questi ultimi fuggevoli anni che restano non siano gravidi di eventi di inimmaginabile grandezza, di ordalie più dure di quelle che l’umanità ha finora provato, di conflitti più devastanti di quelli che li hanno preceduti!». 28  Ma l’appello finale che sottostava al dispiegamento di questi presagi era di natura prettamente religiosa: Shoghi Effendi insegnava ai bahá’í della terra 29  a mettere in relazione le catastrofi annunciate e la costante espansione della Fede di Bahá’u’lláh sulla terra.

    «Lungi dal cedere nella loro determinazione, lungi dal trascurare il loro compito, essi [i bahá’í] non dovranno mai dimenticare, per quanto flagellati dagli eventi, che la coincidenza fra queste crisi che scuotono il mondo e il progressivo sviluppo e la fruizione del compito assegnato loro da Dio è in sé opera della Provvidenza, disegno di un’imperscrutabile Saggezza, scopo di un soggiogante Volere, un Volere che dirige e controlla, in modi misteriosi suoi propri, i destini della Fede e le fortune degli uomini. Questi processi contemporanei di ascesa e di caduta, di integrazione e di disintegrazione, di ordine e di caos, con le loro continue e reciproche reazioni, non sono altro che aspetti di un più grande Piano, unico e indivisibile, la cui Sorgente è Dio, il cui Autore è Bahá’u’lláh, il teatro delle cui operazioni è l’intero pianeta, i cui scopi finali sono l’unità del genere umano e la pace di tutta l’umanità».30

Affidandoci ancora al commento di quell’acuto studioso degli Scritti di Shoghi Effendi che è Jack McLean, «il brano allude sia all’aspetto personale che a quello impersonale di Dio, all’invisibile Mano Divina che opera in modi misteriosi dietro lo scenario degli eventi mondiali e a un Dio che dirige e controlla i destini e le fortune degli uomini».31

Questa visione provvidenzialistica o spiritualistica della Storia da parte di Shoghi Effendi la troviamo anche in altri autorevoli studiosi: basti qui citare il famoso filosofo e orientalista Friederich Max Muller32, fervente  sostenitore di una concezione spiritualistica dell’evoluzione umana, secondo cui «la reale storia dell’uomo è la storia delle religioni, ossia quelle meravigliose vie tramite le quali le differenti famiglie della razza umana sono avanzate verso una più vera conoscenza e un più profondo amore di Dio. Ecco il fondamento di tutta la storia profana, la sua luce, la sua anima, la sua vita».33

Naturalmente, come chiosa ancora Jack McLean, questa lettura della Storia con una visione provvidenzialistica e profetica, pur muovendo da differenti premesse e giungendo a differenti conclusioni, e divergendo su alcuni punti cruciali rispetto a un approccio secolare alla storia, non tenta di negare o denigrare l’importanza delle narrazioni accademiche, erudite e secolari. Si limita, piuttosto, ad offrire una teoria metanarrativa e complementare del ruolo dei Profeti e della religione nell’evoluzione della civiltà. 34

In conclusione, il giudizio morale e politico del Custode della Fede bahá’í sugli eventi degli ultimi secoli, soprattutto del XX, identifica una chiara bancarotta della società, che ha smarrito la direzione che l’avrebbe condotta verso un’integrazione globale e una pace universale non utopistiche ma chiaramente delineate nel messaggio di Bahá’u’lláh. E pur tuttavia egli non ha mancato di rilevare nella storia contemporanea alcuni eventi positivi giudicandoli pietre miliari per la realizzazione di quelle “utopie” ormai divenute la condizione irrinunciabile per la pacificazione e l’unità del pianeta.

Bibliografia

Boyles Ann, «The Epistolary Style of Shoghi Effendi», in The Vision of Shoghi Effendi , Association for Bahá’í Studies, Bahá’í Studies Publications, Ottawa 1993.

Cartier Raymond, La seconda guerra mondiale, 2 voll., Mondadori 1968.

Del Boca Angelo,Il Negus. Vita e morte dell’ultimo Re dei Re, Laterza 1995.

Diner Dan, Raccontare il Novecento. Una storia politica, Collezione Storica Garzanti 1999.

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NOTE

1 Vedi per esempio Ann Boyles,Th1 Vedi e Epistolary Style of Shoghi Effendi, p. 14

2 Jack Mc Lean,A Celestial Burning ,p. 62

3 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, p. 44

4 Ibidem, pp. 44-45

5 Shoghi Effendi, Il Giorno Promesso, p. 24

6 Shoghi Effendi,L’Ordine Mondiale, pp. 29-30

6 Shoghi Effendi,L’Ordine Mondiale, pp. 29-30

7 Ivi, p. 192

8 Shoghi Effendi,Citadel of Faith, p. 36

9 Shoghi Effendi,Il Giorno Promesso, p. 118

10 Shoghi Effendi, Il Sorgere della Civiltà Mondiale in l’Ordine Mondiale, p. 185

11 Ibidem

12 Titolo italiano “Con viva preoccupazione”. Cfr. per esempio Andrea Tornielli, Pio XII, capp. 6 e 7.

13 Shoghi Effendi,Il giorno Promesso, p. 118

14 Cfr. Dan Diner, Raccontare il Novecento. Una storia politica, p. 63 e segg.

15 Shoghi Effendi, Il sorgere della civiltà mondiale, p. 192

16 Ivi, p. 193

17 Shoghi Effendi, L’Avvento della Giustizia Divina, pp. 67-68

18 I vari trattati di pace imposti dalla Germania a conclusione della prima guerra mondiale furono “concepiti con odio, spirito di vendetta, ipocrisia e con la forza” (Landman e Wender, World since 1914, p. 41).

19 Jack. Mc Lean, Celestial Burning, p. 293

17 Shoghi Effendi, L’Avvento della Giustizia Divina, pp. 67-68

20 Shoghi Effendi, L’Avvento della Giustizia Divina, p. 69

21 Ivi pp. 67-68

22 Ibidem

23 Ibidem

24 Cit. in Angelo Del Boca, Il Negus p. 178

25 Shoghi Effendi, Il Sorgere della Civiltà mondiale, p. 195

26 Ivi, p. 197

27 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale, p. 41

28 Shoghi Effendi,L’Avvento della Giustizia Divina, p. 56

29 L’Avvento della Giustizia Divina era sì indirizzato alle comunità americana e canadese, ma come rappresentanti dei bahá’í del mondo intero

30 Shoghi Effendi, L’Avvento della Giustizia Divina, p. 56

31 Jack Mc Lean, A Celestial Burning,p. 244

32 F. M. Muller (1823-1900), filosofo, filologo e orientalista tedesco, considerato il fondatore della disciplina della religione comparata, Fu docente di filologi comparata all’Università di Oxford. Fu anche il sostenitore di una concezione spiritualistica dell’evoluzione umana.

33 Cit in Joachim Wach, Types of Religious Experience; Christian and Non-Christian, p. 231

34 Jack Mc Lean, A Celestial Burning, pp. 348 e segg.