Cristo e il cristianesimo negli scritti bahá’í – Opinioni bahá’í 2006, vol. 30, n. 4

CRISTO E IL CRISTIANESIMO  NEGLI SCRITTI BAHÁ’Í

di Enzo Stancati

“Quando il Figlio dell’Uomo rese l’anima a Dio l’intera creazione pianse tutte le sue lacrime; ma nel sacrificarSi Egli infuse in tutte le cose create una nuova forza… La più profonda saggezza che i saggiabbiano espressa, la più alta dottrina che l’intelletto abbia mai spiegato, le arti che le mani più abili abbiano prodotto, l’influenza esercitata dai più potenti sovrani non sono che manifestazioni del potere vivificatore emanate dal Suo spirito, trascendente, penetrante e radioso. Attestiamo che quando venne al mondo, Egli irradiò lo splendore della Sua gloria su tutte le cose create. Per Lui il lebbroso guarì dalla lebbra della perversità e dell’ignoranza. Per Lui gli impuri e i malvagi furono risanati. Per il Suo potere, generato da Dio Onnipotente, gli occhi del cieco furono aperti e fu santificata l’anima del peccatore… Fu Lui a purificare il mondo. Benedetto l’uomo che si volge a Lui col volto raggiante di luce”1. Così Bahá’u’lláh (1817-1892), Fondatore della Fede Bahá’í – la più recente religione rivelata, sorta in Iran alla metà del XIX secolo e, dopo il Cristianesimo, quella a maggior diffusione geografica2 – esalta il rango spirituale di Gesù. Della figura di Gesù Cristo parlano infinite volte sia gli scritti di  Bahá’u’lláh (=la “Gloria di Dio”), un nobile persiano esule per quarant’anni e morto come prigioniero ad Akká, in Terra Santa, che quelli di ‘Abdu’l- Bahá (1844-1921), figlio del Profeta e interprete autorizzato dei Suoi scritti, il quale guidò la comunità bahá’í dopo il trapasso del genitore e, nel corso di alcuni viaggi del 1911-13 in Europa e in America, trattò molteplici argomenti d’interesse cristiano in Chiese cattoliche, protestanti, anglicane.

Negli Scritti bahá’í, Cristo non è solo il personaggio storico di Gesù di Nazareth, ma anche il Verbo che era “in principio… presso Dio, ed…era Dio” (Gv 1), senza principio né fine, intermediario fra Dio e l’uomo, realtà ricorrente che Bahá’u’lláh chiama la “divina Presenza”, comune ai Fondatori delle grandi religioni. Un Cristo incomparabile, ineffabile, “la via, la verità, la vita”, che esisteva “prima che Abramo fosse”, per mezzo del quale “tutte le cose furono create”. ‘Abdu’l- Bahá descrive Gesù, giovane in apparenza “di umile origine”, il quale, in un Israele “caduto nella massima degradazione, miseria e servitù”, governato e disprezzato dai Romani, “con l’aiuto di un potere soprannaturale, abrogò l’antica legge mosaica, riformò le leggi della morale”, abolendo “una religione che era durata mille e cinquecento anni”, e “gettò le fondamenta di una gloria eterna per gl’Israeliti”. Egli “portò all’umanità la lieta novella della pace universale” e insegnamenti “che miravano alla felicità della intera razza umana”. I suoi primi oppositori furono “gl’Israeliti e i suoi stessi concittadini”, che infine “l’incoronarono di spine e lo crocefissero”. Ma a Cristo, apparentemente sconfitto, “tutti i re della terra non sono stati capaci” di resistere. “È quindi chiaro ed evidente che questo Essere Glorioso era un vero Educatore del mondo dell’umanità e che egli venne aiutato e confermato dal potere divino”3.

Bahá’u’lláh si sofferma sui due segni straordinari che preannunciarono l’avvento di Gesù: il primo, “nel cielo visibile”, la stella che i Magi seguirono sino “alla città che era sede del Regno di Erode”, scoprendo “che a Betlemme, in terra di Giudea, era nato il Bambino”, il “Re degli Ebrei” che essi venivano ad adorare (Mt 2:2). Il secondo segno, apparso “nel cielo invisibile”, fu Giovanni il Battista, che “predicava nel deserto della Giudea” e “annunziò al popolo la buona novella della Manifestazione di Gesù” predetta nelle Scritture4. Parla poi della madre di Gesù, “casta e immortale Creatura”: “Quale risposta avrebbe potuto dare Maria alla gente che la circondava? Come avrebbe potuto sostenere che quel Bambino di padre sconosciuto era stato concepito per opera dello Spirito Santo?”.

Tuttavia, “Dio conferì a quell’Essenza dello Spirito, noto fra la gente come uno senza padre, la gloria della Missione Profetica”5. Gesù è elogiato per la sua indulgenza verso i difetti del prossimo, vedendo in ogni essere “solo ciò che merita lode”. Passando un giorno “accanto a una carcassa di cane, maleodorante”, davanti al disgusto dei suoi compagni, “disse: «Guardate i denti del cane! Come sono bianchi e lucenti!»6. Si descrivono le sofferenze da lui subite malgrado il suo carattere radioso: “Rifletti come Gesù, lo Spirito di Dio, sia stato trattato dai Suoi nemici, nonostante la Sua ineffabile mansuetudine e la sublime tenerezza del Suo cuore… Non aveva neppure dove posare il capo. Errò senza posa da un luogo all’altro privo di una stabile dimora”.7 Ma è soprattutto esaltato il Suo sacrificio: “Questo è il vero sacrificio: offrire se stessi, come fece Cristo, in olocausto per la vita del mondo”8; “sopportò una vita di dolore, di pena, di umiliazione, per dare al mondo un perfetto esempio di amore”9. Sull’altezza dell’etica cristiana così ‘Abdu’l-Bahá nei primi del ‘900 scrisse ad Elizabeth Whyte, moglie dell’ex moderatore della Libera Chiesa di Scozia10: “Incominciasti la tua missiva con una frase benedetta, dicendo: «Sono Cristiana». Volesse il cielo che tutti fossero veri Cristiani!…Cristiani sono le anime dai cui volti leggiadri risplende il fulgore di Cristo, le anime che mostrano le perfezioni del Regno;…essere Cristiani significa personificare ogni possibile eccellenza”11. Del testo sacro cristiano, parlando a Londra nella chiesa del “City Temple” nel 1911, disse: “Questo libro è il Libro Santo, d’ispirazione divina. È la Bibbia della salvezza, il nobile vangelo. È il mistero del Regno e la sua luce. È la bontà divina, il segno della divina guida”. Mentre i musulmani considerano alterate le fonti cristiane e il vero messaggio di Cristo, gli Scritti bahá’í – pur nella indimostrabilità dell’assoluta autenticità storica della Bibbia e dei Vangeli – ne affermano senza ambiguità “la divina ispirazione”, così come l’affidabilità per comprendere i messaggi divini di Mosè e di Cristo12.

I bahá’í rileggono i testi sacri giudaico-cristiani alla luce della rivelazione di Bahá’u’lláh, allo stesso modo in cui i cristiani hanno riletto l’Antico Testamento alla luce della rivelazione di Cristo. ‘Abdu’l- Bahá traccia una sintesi spirituale dell’espansione del primo Cristianesimo: quando Gesù apparve “sulle sponde del Giordano e nelle vicinanze di Gerusalemme”, “i popoli della terra erano completamente ignoranti, fanatici e idolatri”; e solo “gli Ebrei credevano nella divinità e nell’unicità di Dio. Dopo la dichiarazione di Gesù, per tre anni…mercé la Rivelazione divina fu fondata la Legge di Cristo, in quei tempi rimedio vitale per il corpo dolente del mondo”. Ma, finché fu sulla terra, “soltanto i dodici discepoli e alcune donne divennero veramente credenti; e uno dei discepoli, Giuda Iscariota, Lo rinnegò: rimasero così in undici. Asceso Gesù al Regno della Gloria, queste poche anime si ersero con qualità spirituali e azioni pure e sante e si prodigarono mercé il potere di Dio…per salvare tutti i popoli della Terra. Allora tutte le nazioni idolatre nonché gli Ebrei insorsero nella loro possanza per spegnere il fuoco divino che era stato acceso”13. La diffusione del Cristianesimo da tanto minimi esordi attesta la capacità espansiva della fede religiosa, con alcuni seguaci di Gesù modelli di virtù spirituali : (“L’uomo deve avere il contegno di Paolo, e la fede di Pietro”)14 e di modeste origini sociali: “Pietro era pescatore e Maria Maddalena contadina, ma… ancor oggi essi risplendono sull’orizzonte della gloria eterna”; di molte “imperatrici… ora se ne sono perduti ogni nome, ogni traccia, mentre Maria Maddalena, …ancella di Dio, ancora risplende”15. A prezzo di persecuzioni, “i Cristiani continuarono a insegnare la Causa di Dio; non sguainarono spade, né scalfirono una sola guancia”, finchè “tutte le nazioni europee, molti popoli dell’Asia e dell’Africa e alcuni abitanti delle isole del Pacifico furono riuniti nell’asilo dell’unicità di Dio”16. Benché “il sole di Cristo sorgesse nel levante, la luce di Esso si propagò nell’occidente, dove lo splendore della gloria Sua fu anzi più fulgido”17. Enorme, come nelle grandi religioni ai loro inizi, ne fu la capacità unificatrice, che “nel volgere di trecento anni” cementò “le menti, le opinioni, gli atteggiamenti emotivi dei vari popoli contemporanei”, Romani, Greci, Siriani, Israeliti, Egiziani, Fenici, e altri popoli d’Europa e, attingendo “alla Sua forza universale,…riuscì a radunare tutte quelle menti divergenti sotto la protezione e il governo di un unico Punto centrale”18. “Nazioni, razze, famiglie e tribù si unirono all’ombra della Parola Divina; le divisioni e le differenze di centinaia di anni vennero completamente annullate e superate. I concetti di razza e di madrepatria sparirono; l’unione delle anime e delle esistenze si realizzò; tutti divennero – spiritualmente – veri Cristiani”19. Si fusero entità politiche come “l’Impero mano, la Francia, la Germania, la Russia, l’Inghilterra, ecc.”, “alcune delle quali, sotto l’influenza del Cristianesimo, divennero così unite da sacrificare le vite e i beni rispettivi l’una per l’altra”20. Le società animate dai principi evangelici “raggiunsero un sì alto grado di condotta morale che Galeno, il famoso medico, che pur non era cristiano, nel suo compendio della Repubblica di Platone, ne esaltò le azioni” scrivendo: “oggi osserviamo un popolo chiamato cristiano che crede devotamente in ricompense e punizioni di una condizione futura. Tale gruppo mostra azioni eccellenti…Essi non hanno alcun timore della morte e il loro amore per la giustizia e le buone azioni è così grande che devono essere considerati veri filosofi”. Una testimonianza concreta “dell’eccellenza dei Cristiani di quei tempi fu che si dedicarono alla carità e alle buone azioni, fondarono ospedali e istituzioni filantropiche…L’imperatore Costantino fu il primo a istituire in tutto l’impero Romano ospedali pubblici dove i poveri, i feriti, i derelitti ricevevano assistenza medica… Fu il primo condottiero romano che difese la Causa di Cristo…Quante scuole elementari, università, ospedali furono fondati! E quante istituzioni per l’educazione di fanciulli orfani e bisognosi! Quante persone sacrificarono i loro interessi personali e “per il desiderio di compiacere il Signore” dedicarono la vita a istruire le masse”21. Poi, il fenomeno del lento declino spirituale interessò, come altre grandi religioni, anche il Cristianesimo, che dovette essere rinnovato da Dio con la rivelazione religiosa seguente, quella di Muhammad: “Se i seguaci di Nostro Signore Gesù Cristo avessero continuato a praticare con tutta fede i Suoi principi, non vi sarebbe stato alcun bisogno di rinnovare il messaggio cristiano, di rianimare il popolo, perché adesso una civiltà gloriosa governerebbe il mondo, e il Regno Celeste sarebbe già venuto sulla terra”. Invece “l‘umanità abbandonò la via illuminata dai precetti del Maestro, e l’inverno cadde sopra i cuori degli uomini”22. Nell’imminenza dell’avvento di Muhammad, “il controllo della Cristianità passò nelle mani di preti ignoranti…Le leggi del grande Vangelo, la roccaforte su cui poggiava la civiltà del mondo, si isterilirono per il cattivo uso e per la condotta di persone che, apparentemente buone, erano interiormente malvage. Famosi storici europei, nel delineare in tutti i loro aspetti le condizioni, il modo di vivere, la politica, il sapere e la culturadell’antichità, del Medio Evo e dei tempi moderni, scrivono unanimemente che durante i dieci secoli che costituiscono il Medio Evo… l’Europa fu, da ogni punto di vista, estremamente barbara e oscura. Causa principale di questo stato di cose furono i monaci, i quali… avevano rinunziato alla durevole gloria che viene dall’obbedienza ai sacri comandamenti e agli insegnamenti celestiali del Vangelo e si erano messi in combutta con gli arroganti e tirannici reggitori del potere temporale di quei tempi… Le popolazioni si trovarono irrimediabilmente prigioniere nelle mani di questi due gruppi e tutto ciò devastò l’intera struttura della religione, della cultura, del benessere e della civiltà dei popoli europei”. Così “i dolci aromi dello Spirito di Dio (Gesù)” cessarono “di pervadere il mondo e le tenebre dell’ignoranza, del bigottismo e di atti sgraditi a Dio” avvilupparono la terra23. Qualche innovazione nella ormai declinante cristianità fu immessa da Lutero, che “si oppose al Papa su certi punti dottrinari come la proibizione del matrimonio per i monaci, la venerazione delle immagini degli Apostoli e dei grandi Cristiani del passato…e varie altre pratiche e cerimonie che erano state aggiunte alle ordinanze del Vangelo”. Malgrado “in quel periodo il Papa avesse un potere così grande e fosse considerato con tale reverente soggezione che i sovrani d’Europa tremavano e vacillavano davanti a lui,…nel giro degli ultimi quattrocento anni nella Chiesa Protestante sono entrati: la maggioranza della popolazione americana, i due terzi di quella della Germania e dell’Inghilterra e una grande percentuale di Austriaci, in totale circa centoventicinque milioni di persone provenienti da altre denominazioni cristiane”24. Sintomi di declino spirituale furono, fra gli altri, aspetti sociali in stridente contrasto con i principi evangelici: basti confrontare “la vita di alcuni papi con la religione di Cristo”, il quale, “affamato e senza tetto, si cibava di erbe del deserto, ed era contrario a ferire i sentimenti di chicchessia”, mentre “il papa si sposta in una carrozza coperta di ori, e trascorre le sue giornate nella più grande magnificenza, fra comodi e lusso, ricchezze e adorazione, quali i re non hanno mai avuto…Quanti Protestanti furono uccisi per ordine dei papi!… Può nessuna delle dolci fragranze di Cristo essere ritrovata in queste azioni?… Fra i papi vi furono anche alcune anime benedette che seguirono le orme di Cristo, specialmente nei primi secoli dell’era cristiana… Ma quando i papi entrarono in possesso del potere temporale, e acquisirono prosperità e onori mondani, il governo papale, dimentico interamente di Cristo, si occupò…di agi e di lussi; soppresse persone, si oppose alla diffusione della cultura, tormentò gli uomini di scienza, ostacolò la luce della conoscenza, ed emanò ordini di uccisioni e di saccheggi”25. O, ancora, il contrasto tra la pace evangelica e il bellicismo cristiano: “Gesù Cristo invitò tutti gli uomini all’amicizia e alla pace. A Pietro disse: «Rimetti la tua spada nel fodero»… Eppure oggi tutti i Cristiani hanno sguainato le spade”; “Gesù proibì la guerra… Tuttavia, contro l’esplicito comando del Signore, cui essi pretendono di obbedire, gli uomini disputano, fanno la guerra e si ammazzano l’un l’altro”26. Shoghi Effendi (1897-1957), Custode della Fede bahá’í e interprete autorizzato dei suoi Scritti dopo il trapasso di ‘Abdu’l-Bahá, ribadisce “senza esitazioni o equivoci” l’origine divina del Cristianesimo, “la filiazione e la divinità di Gesù Cristo”, “la realtà del mistero dell’immacolatezza della Vergine Maria” e “il primato di Pietro, il principe degli apostoli”, a conferma che la certezza di Pietro [Mt 26:18] “che Cristo è il figlio vivente di Dio, sarà la base della Religione di Dio; e su questa fede poggeranno le fondamenta della chiesa di Dio, che è la Legge di Dio”27. Tuttavia, talune credenze cristiane non trovano conferma negli Scritti bahá’í, che distinguono tra gli insegnamenti di Cristo e le tradizioni, i dogmi e le interpretazioni delle Chiese. Ad esempio, la confessione dei peccati “davanti a creature umane”, “perché ciò non ha mai comportato, né mai comporterà il perdono di Dio” ed è inoltre “motivo di mortificazione e umiliazione”28; il monachesimo (pur apprezzando i meriti delle “pie opere dei monaci e dei preti” cristiani, è però tempo che essi “smettano di vivere in clausura e volgano i passi verso l’aperto mondo e si dedichino a ciò che gioverà a loro e agli altri”) e il celibato del clero (“Abbiamo dato loro il permesso di unirsi in matrimonio, acciocché procreino chi faccia menzione di Dio”)29; il pauperismo evangelico (“se le ricchezze del mondo e la gloria e la fama mondana” non impediscono l’accesso nel Regno di Dio, “il ricco sarà… accetto dal Signore del Regno”)30. Alle «Manifestazioni di Dio» inviate all’umanità nel corso della storia – Abramo, Mosè, Gesù, Muhammad, il Báb, ma anche Krishna, Zarathustra e Buddha – gli Scritti bahá’í assegnano pari dignità, vedendo in essi i portatori di un identico messaggio spirituale, «l’espressione di un unico vero». Le loro leggi religiose di rilievo sociale, invece, necessariamente differiscono, essendo in rapporto con i diversi livelli di comprensione dei popoli cui si indirizzarono e presso cui si diffusero. Ad esempio, “ai tempi di Mosè, la Sua legge si adattava alle condizioni dell’epoca; ma ai tempi di Cristo dette condizioni erano cambiate e alterate a tal punto che la Legge mosaica non era più adatta alle necessità dell’umanità, e perciò fu abrogata. Così fu che Cristo ruppe il sabato e proibì il divorzio. Dopo Cristo, quattro discepoli, fra i quali Pietro e Paolo, permisero l’uso di cibi animali proibiti dalla Bibbia”, tranne che per quelli “strangolati o sacrificati agli idoli, o del sangue. Essi proibirono la fornicazione [At. 15: 20]… Poi Paolo permise che ci si cibasse anche di animali strangolati, di quelli che erano stati sacrificati agli idoli, e del sangue, e mantenne soltanto la proibizione della fornicazione…Il battesimo nei giorni di Giovanni Battista era usato per risvegliare e ammonire la gente affinché si pentisse di tutti i peccati, e rimanesse in attesa dell’apparizione del Regno di Cristo… Chiunque riceveva l’abluzione del battesimo, e si pentiva dei peccati…, usava anche purificare e ripulire il suo corpo dalle impurità esterne…Vi è nel Pentateuco la legge che se taluno rompe il sabato verrà condannato a morte. Inoltre, vi sono dieci sentenze di morte nel Pentateuco. Sarebbe possibile mantenere queste leggi ai tempi nostri?. Di conseguenza vi sono mutamenti e modifiche nelle leggi, e queste costituiscono una prova sufficiente della suprema saggezza di Dio”31. Ma l’obiezione centrale che gli Scritti bahá’í muovono a talune interpretazioni teologiche cristiane è la tendenza a spiegare in senso letterale eventi e verità di natura spirituale, che richiedono invece una esegesi simbolica. Tra queste, l’ascensione fisica di Gesù al cielo: (“il cielo cui il Messia ascese non era questo firmamento sconfinato sibbene il Regno del Suo benefico Signore”; e Cristo, il quale aveva detto «Sono venuto dal cielo», non era “lontano dal Suo cielo nei giorni in cui dimorò sulla terra”)32; la necessità del battesimo per la salvezza (“Gesù disse: «In verità vi dico che se alcuno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel Regno di Dio» [Gv 3: 5]. I preti hanno interpretato questa frase nel senso che il battesimo sia necessario per la salvazione. In un altro Vangelo è detto: «Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco» [Lc 3: 16-17]… Non può intendersi che «l’acqua» di cui si parla sia l’acqua elemento fisico, poiché questa è precisamente l’opposto di «fuoco». Quando Gesù “parla di «acqua», Egli intende riferirsi a ciò che produce la vita”,“ciò che è la causa della Vita Eterna…Quest’acqua che dà la vita, assomiglia al fuoco, che non è altro che l’amor di Dio, e questo amore è la vita delle nostre anime“)33. A proposito dei miracoli di Cristo, per “le Sante Manifestazioni” ogni cosa è “possibile e facile”, in quanto “posseggono tutti i poteri”; ma per Esse questi “segni portentosi non hanno alcuna importanza”. Si narra di prodigi presso molte culture e religioni. I miracoli “costituiscono prove e argomenti soltanto per coloro che erano presenti al momento in cui furono compiuti”, e “tutte le condizioni della Manifestazione costituiscono un miracolo in quanto esse sono superiori a tutte le altre, il che è di per sé un miracolo assoluto”. Ad esempio, “Cristo, solo, senza aiuto né protezione, senza eserciti né legioni, sottoposto la più grande oppressione, innalzò il vessillo di Dio innanzi ai popoli del mondo, resistette ai nemici e finalmente li conquistò sebbene, apparentemente, egli fosse crocifisso. Ora questo è il vero miracolo che non potrà mai essere negato. Non occorre alcun’altra prova a stabilire la verità del Cristo”. Poiché, se un cieco riacquista la vista, morendo egli ridiverrà cieco; e un corpo resuscitato morirà nuovamente. “Quando nei Libri Sacri si parla di far alzare i morti, il significato è che i morti vennero benedetti nella vita eterna”; “i ciechi (che) ricevettero la vista…ottennero una vera comprensione”; “un sordo (che) ricevette l’udito… acquistò l’udito spirituale e celestiale”. Gesù afferma: “Essi sono come coloro di cui Isaia dice: “Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, e io li ho guariti”. Per le sante Manifestazioni “la percettibilità, la guarigione spirituale e la vita eterna sono le cose più preziose e importanti”34. Gli Scritti Bahá’í non negano la nascita miracolosa di Gesù, che però Gesù stesso non esibisce come prova della sua missione. Egli, durante la sua tentazione, rifiutò di autenticare la sua rivelazione con dei miracoli e a più riprese chiese a coloro che aveva guariti di non parlarne. Sul simbolismo del pane e del vino, nella frase “Io sono il pane vivo che scende dal cielo, acciocché l’uomo possa mangiarne e non morire”, il “pane…indica il cibo celeste e le perfezioni divine”. Così, “se un uomo mangia di questo pane”, significa che “se un uomo acquista la grazia celeste, egli riceve la luce divina, o se egli condivide la perfezione di Cristo, ottiene la vita eterna. Il sangue significa pure lo spirito della vita e delle perfezioni divine, lo splendore del Signore e la munificenza eterna. Poiché tutte le membra del corpo ricevono la sostanza vitale dalla circolazione del sangue”. In Gv 6:26 (“Voi mi cercate, non perciocché abbiate veduti miracoli; ma perciocché avete mangiato di quei pani, e siete stati saziati”) è “evidente che il pane che i discepoli mangiarono e col quale furono saziati, era la grazia celeste”; e in Gv 6:33 (“il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo”) quel che discese dal cielo non fu il corpo bensì lo spirito di Cristo. Davanti ai Giudei che, credendo che Cristo parlasse del suo corpo, gli obiettavano “Come adunque dice costui: Io sono sceso dal cielo?” (Gv 6:42)“, Gesù “chiamava pane celeste il Suo spirito, la Sua grazia, la Sua perfezione e i suoi insegnamenti”; e mise in guardia da esegesi materialistiche degli scritti sacri, in quanto “è lo spirito che vivifica, la carne non giova a nulla: le parole che Io vi dico sono spirito e vita” (Gv 6:63). In Gv 6:35 “Gesù disse loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete”, dove “il venire a Lui” è espresso come il “mangiare”, e “il credere in Lui”, come il “bere”. Credere, inoltre, che “l’Eucaristia sia la realtà di Cristo, e che la Divinità e lo Spirito Santo scendono ed esistono in essa”, mentre, una volta che essa è presa, “dopo pochi momenti viene disintegrata e interamente trasformata”, è per i Bahá’í “certamente una fantasia”. Oltre che nell’ultima cena, “i discepoli avevano ricevuto il cibo dalle mani di Cristo parecchie volte”. “Quando Cristo benedì il pane e lo diede ai Suoi discepoli dicendo, “Questo è il mio corpo”, mentre “era con loro in persona”, “pane e vino erano simboli che significavano: “Io vi ho dato la mia grazia e le mie perfezioni, e ricevendo questa grazia, voi guadagnate la vita eterna e ottenete la vostra parte di nutrimento divino”35. Quanto alla resurrezione di Cristo dopo tre giorni, “la resurrezione delle Manifestazioni Divine non appartiene al corpo”; si tratta di “un fatto spirituale e divino, non materiale”. Poiché “Cristo venne dal cielo spirituale del Regno Divino (“Io son disceso dal cielo”, Gv 6:38), la Sua scomparsa sotto terra, per tre giorni, ha un significato recondito e non è un avvenimento esteriore. Dopo la morte di Gesù, “i discepoli erano smarriti e afflitti” e, sepolto il Maestro, disperati e in dubbio sul suo fallimento (“Noi speravamo che fosse lui il liberatore atteso di Israele e invece sono trascorsi tre giorni da quando questi fatti sono accaduti”, Lc 24:21) e riflettevano su alcune oscure parole di Gesù (“Disfate voi questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere”, Gv 2:19) e sul segno del profeta Giona (Mt 12:38-40; 16:4). Dopo tre giorni e tre notti, la domenica sera i discepoli erano riuniti in un luogo chiuso e, ricordando le parole di Gesù, ne compresero il senso allegorico e spirituale, la loro fede si risvegliò ed essi decisero di consacrare la loro vita alla diffusione degli insegnamenti del Maestro (Gv 20:19 ss.)36. Scrive ‘Abdu’l-Bahá: “La Causa di Cristo era simile a un corpo senza vita e quando, dopo tre giorni, i discepoli divennero sicuri e saldi nella fede cominciarono a servire la Causa di Cristo e decisero di diffondere i divini insegnamenti…, la Realtà di Cristo risplendette,…la Sua Religione ebbe vita…Questo è il significato della resurrezione di Cristo…Ma siccome il clero non comprese né il significato dei Vangeli né i suoi simboli, è stato detto che la religione è in contrasto con la scienza”37. Anche la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli è “una similitudine piuttosto che un’ immagine letterale…Dopo la morte di Cristo, i discepoli erano angosciati e i loro pensieri in disaccordo e in contraddizione; più tardi essi divennero saldi e uniti e in occasione della Pentecoste si riunirono, staccandosi dalle cose terrene. Senza pensare a se stessi, essi rinunziarono al benessere e alla felicità del mondo sacrificando i loro corpi e le loro anime per il loro beneamato Maestro, abbandonando le proprie case, andando raminghi e senza tetto, dimentichi della loro stessa esistenza. Fu allora che essi ricevettero l’aiuto da Dio e che il potere dello Spirito Santo si manifestò…Così la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli indica il loro lasciarsi attirare dallo spirito di Cristo acquistando stabilità e saldezza”38. Così lo Spirito di Verità o il Consolatore (il Paracleto) promesso da Cristo: “Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata. Quando verrà lui, lo Spirito di Verità, egli vi guiderà in tutta la verità; …e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà” (Gv 16:12-15) non allude, come interpreta la Chiesa, alla discesa dello Spirito Santo a Pentecoste. Gesù parla di una persona reale (“non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito”, Gv 16-13) e, per quanto importante fosse quell’esperienza dei discepoli, nulla indica che essa implicò una rivelazione della verità più completa di quella rivelata da Cristo vivo: “Ora hanno conosciuto che tutte le cose che mi hai date vengono da te; poiché le parole che tu mi hai date le ho date a loro… e hanno creduto che tu mi hai mandato” (Gv 17:8). Quanto all’idea di incarnazione, ricavata da detti di Gesù come “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10:30), “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio” (Mt 11:27), delineata nella teologia paolina e dogma nel concilio di Calcedonia del 451, Gesù paragonò il suo rapporto col Padre a quello di un servo, che “non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato” (Gv 13:16), dichiarò che il Padre era più perfetto e potente di lui, e che Dio possedeva un sapere di cui egli non era partecipe. Per Bahá’u’lláh: “l’Invisibile non può in nessun modo incarnare la Sua Essenza e rivelarla agli uomini. Egli è ed è sempre stato immensamente superiore a tutto quello che si possa esprimere e vedere”. Bahá’u’lláh paragona Dio al sole, sorgente di ogni vita sulla terra, e Cristo a un specchio perfetto che riflette il sole: guardando nello specchio noi vediamo il sole (Dio). In questo senso si comprende l’affermazione di Gesù che conoscerlo è conoscere Dio (il Padre) e che il Padre è nel Figlio (Gv 14:11), mentre in altri momenti egli esprime la sua servitù e la sua obbedienza a Dio, quando corregge chi lo chiama buono (“Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne Dio”, Lc 18:19) e dice che egli non fa nulla da se stesso (Gv 5:19) ma obbedisce a suo Padre (Gv 14:11). La Fede bahá’í nega che Dio si  sia incarnato nelle Sue Manifestazioni; sono i Suoi attributi attivi che appaiono nel mondo umano tramite le Manifestazioni di Dio. Shoghi Effendi definisce l’incarnazione una “teoria primitiva e fantasiosa”39. Sul dogma trinitario, ratificato dal concilio di Costantinopoli nel 381, già nel Corano posto in discussione in nome dell’assoluta unicità di Dio, ‘Abdu’l-Bahá spiega che Gesù, come Manifestazione Divina, è “uno specchio terso” in cui l’Essenza della Divinità, il Sole della Realtà, “diventa visibile e manifesto con tutte le sue qualità e perfezioni”, ma “il Sole non discese ad abitare e a dimorare nello specchio”. Così possiamo dire “di aver visto il Sole in due specchi – uno, il Cristo, e un altro, lo Spirito Santo –“, ma “ciò non significa che il Sole, che è l’essenza della Divinità, si dividesse e si moltiplicasse, poiché il Sole è uno…Lo Spirito Santo è il dono di Dio che diviene visibile ed evidente nella Realtà del Cristo… L’essenza della Divinità è assolutamente unica e… non ha né eguale, né simigliante, né equivalente. Tale è il significato delle tre persone della Trinità. Se fosse altrimenti, l’origine della Religione di Dio poggerebbe sopra una base illogica che la mente non potrebbe mai concepire; e come può la mente umana essere costretta a credere una cosa che non può concepire?”40. Simbolico è anche il significato di I Corinzi 15:22 (“Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti rivivranno”): I Bahá’í non collegano, come la teologia cristiana, il supremo sacrificio di Cristo al peccato originale: ‘Abdu’l-Bahá definisce “superstiziosa” la condanna della razza umana prima della venuta di Cristo. La teoria paolina della Caduta e della Redenzione non trova posto negli Scritti bahá’í, per i quali “Adamo è il padre degli uomini, cioè, egli è la causa della vita fisica dell’umanità; la sua fu una paternità fisica… Mentre Cristo è la sorgente della vita spirituale dell’uomo, e, nei riguardi dello spirito, la sua fu una paternità spirituale… Ma la massa dei Cristiani crede che, poiché Adamo mangiò dall’albero proibito, egli peccò in quanto disobbedì, e che le disastrose conseguenze di questa disobbedienza siano state trasmesse e operino fra i suoi discendenti”. Una spiegazione “evidentemente sbagliata; secondo essa, tutti gli uomini, anche i Profeti e i Messaggeri di Dio, senza nessuna colpa né peccato, ma semplicemente in quanto discendenti di Adamo, sono diventati peccatori colpevoli e fino al giorno del sacrificio di Cristo furono tenuti prigionieri nell’oltretomba in condizioni di penose sofferenze. Tutto ciò è contrario alla giustizia di Dio. Se Adamo era un peccatore, che peccato ha mai commesso Abramo? Qual è la colpa d’Isacco, o di Giuseppe? Di che cosa è colpevole Mosè?”. Il sacrificio di Cristo, il Verbo di Dio, “ha due significati”: uno esteriore e uno occulto. Il primo è questo: per “rivelare e promuovere la Causa che avrebbe dovuto educare il mondo umano,… vivificare i figli di Adamo e illuminare tutta l’umanità”, “Cristo, nel proclamare la sua missione, sacrificò la sua vita… Egli morì nel corpo, sì da vivificare gli altri nello spirito”. Il secondo significato è “Cristo era come un seme, e questo seme sacrificò la sua stessa forma affinché l’albero potesse crescere e svilupparsi”41. Anche la “trasfigurazione di Gesù, con Mosè ed Elia e il Padre Celeste sul Monte Tabor”, fu un “evento…percepito dai discepoli mediante gli occhi interiori,…una loro scoperta spirituale”. Essi non videro cioè “figure materiali”, non percepite dalle numerose persone presenti “nella pianura e sul monte”…Perciò il Messia ordinò loro di mantenere il segreto «finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti» – cioè finché la Causa di Dio non fosse esaltata, e la Parola di Dio trionfasse, e la realtà di Cristo risorgesse”42. Gli insegnamenti bahá’í ruotano attorno al principio dell’unità delle religioni e del genere umano. Il Creatore invia, dalle origini del tempo, i suoi Profeti, i quali, poichè «discendono tutti dal cielo della Volontà di Dio e si levano a proclamare la Sua irresistibile Fede, sono considerati come un’unica anima ed una stessa persona». La rivelazione divina è progressiva; ogni messaggero (Manifestazione) di Dio apre una nuova èra di progresso e di comprensione spirituali; la venuta di Abramo, di Mosè e di Gesù costituiscono le differenti tappe del piano divino che la Bibbia descrive. Pur provenendo tutte dallo stesso Dio e assolvendo alla comune funzione educatrice dell’umanità, le religioni appaiono diverse perché i loro destinatari furono popoli con gradi diversi di maturità e anche perché i loro seguaci hanno creato formulazioni dogmatiche e culti, interpretando a posteriori le parole attribuite al fondatore della religione. Con Bahá’u’lláh, Manifestazione di Dio per i tempi moderni, lo «scopo della religione» diventa quello di «creare unità e concordia fra i popoli del mondo». Solo il riconoscere un Dio unico per le grandi religioni e un uguale stadio spirituale per i Profeti divini, fra loro interdipendenti (ogni profeta è parte essenziale di un’ininterrotta catena di rivelazioni e si innesta sulle tracce di chi lo ha preceduto) è il presupposto per la concordia. Le religioni (o la religione) nascono, si sviluppano, declinano e muoiono, e ciascuna rivive in quella  seguente, più adatta ai tempi, ma che senza la precedente non sarebbe nata43. Per un cristiano, diventare bahá’í non è rinunciare a Cristo né rinnegarlo, ma riconoscere l’autenticità del messaggio di Cristo e il suo compimento in Bahá’u’lláh. Come i cristiani si sentono uniti agli ebrei, i bahá’í si sentono uniti ai cristiani e, inoltre, alle grandi tradizioni religiose. Lo chiamino Messia o Profeta, Avatar o Manifestazione di Dio, tutte le grandi religioni attendono il ritorno del loro fondatore “alla fine dei tempi” per aprire un’epoca di felicità e giustizia, il “regno di Dio sulla terra” giudaico-cristiano. Le profezie al centro in tutte le Rivelazioni trovano, per i bahá’í, il loro compimento in Bahá’u’lláh, l’ebraico “Signore degli Eserciti”; il ritorno di Cristo “nella gloria del Padre”; l’islamica “grande rivelazione”, quando Dio “scenderà sulla terra” nascosto “in un ammasso di nuvole”; l’avvento del Maitreya, il “Buddha della Fraternità universale”. Perciò un bahá’í può dirsi anche induista, buddhista, ebreo, zoroastriano, cristiano, musulmano.

Le tre grandi religioni monoteiste (gli ebrei, i cristiani e i musulmani), ciascuna appropriandosi della rivelazione definitiva, affermano che la rivelazione divina è terminata, contraddicendo così i rispettivi testi sacri. Credere che la rivelazione sia chiusa, una volta per tutte, con Gesù, contrasta con l’insegnamento biblico e le spiegazioni di Cristo stesso. Si tratta di una dottrina umana, che rispecchia la paura dell’ignoto, il rifiuto dell’inevitabile espansione delle nostre conoscenze e della nostra evoluzione spirituale. Bahá’u’lláh fa notare che i cristiani e i musulmani, mentre criticano gli ebrei per aver respinto ogni nuova rivelazione dopo Mosè, commettono lo stesso errore in rapporto alla propria fede, ciascuno rifiutando la possibilità di una nuova effusione dello Spirito Santo. C’è un’altra lettura possibile dei testi profetici della Bibbia ebraica e cristiana o del Corano? Bahá’u’lláh scrisse da una prigione turca una Tavola al Papa Pio IX44, un appassionato appello ai cristiani perché riconoscano che questo è il Giorno promesso di Dio45, acclamino il loro Signore ed entrino nel Regno in Suo nome (“Il Verbo che il Figlio celò è ora fatto manifesto.  È stato mandato in forma di tempio umano in questo giorno…, in cui la Roccia (Pietro) proclama…: «Ecco! Il Padre è venuto, e ciò che vi era stato promesso nel Regno è adempiuto»). È questo l’avvento del Padre di cui parlò Isaia: l’insegnamento…che Cristo celò quando disse: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di sopportarne il peso». Esorta il Pontefice ad abbandonare ricchezze e potere mondano (“Dimori tu in palazzi mentre Colui Che è il Re della Rivelazione vive nella più desolata delle dimore?…Vendi tutti i ricchi ornamenti che possiedi, e spendili sul sentiero di Dio…Abbandona il tuo regno ai re…Sii come è stato il tuo Signore”), e gli ingiunge di prendere la Coppa della Vita, di berne e poi offrirne «a coloro che si volgono ad essa fra i popoli di tutte le Fedi». Rivolta al mondo cristiano è la Lawh-i-Aqdas (=La Tavola Più Santa, nota anche come: Tavola ai Cristiani)46, indirizzata, pare, a Fáris Effendi, un medico siriano, forse il primo cristiano a diventare bahá’i nel 1868, e in cui Bahá’u’lláh afferma di essere la manifestazione del Padre promessa da Gesù (“O seguaci del Figlio (Gesù)! Vi siete tagliati via da Me a cagione del Mio Nome?”); ammonisce i cristiani per aver mancato di riconoscerlo (“Essi leggono il Vangelo, ma si rifiutano di riconoscere il Gloriosissimo Signore, nonostante che Egli sia venuto“) e paragona la loro condotta a quella degli ebrei del tempo di Gesù; si rivolge ai preti, ai vescovi e ai monaci dicendo loro che sono delle stelle che egli vorrebbe non cadessero sulla terra (“O accolta di vescovi! Siete le stelle del cielo della Mia sapienza. La Mia misericordia non desidera che cadiate sulla terra. Ma la Mia giustizia dichiara: «Questo è ciò che il Figlio ha decretato»). Benché molti Farisei, “rinchiusi in Suo nome nelle sinagoghe”, invocassero il Messia “promesso nel Libro di Isaia e nei Libri dei Profeti e dei Messaggeri”, gli Ebrei rifiutarono di riconoscerlo in Gesù, e “ancor oggi il popolo d’Israele aspetta la Manifestazione preannunciata dalla Bibbia!”47. Primo a rifiutare Gesù fu il clero giudaico, e “tanto Anna, il più sapiente teologo del Suo tempo, quanto Caifa, il grande sacerdote, Lo accusarono ed emisero una sentenza di morte contro di Lui”48. Il mancato riconoscimento fu legato alla non apparizione di certi segni indicati nel “testo della Torà”, senza i quali “chiunque avanzi la pretesa di essere un Messia non è che un impostore”. Fra essi, quello “che il Messia deve venire da un luogo sconosciuto”, mentre Gesù veniva da Nazaret. “Egli dovrà governare con una verga di ferro”, cioè “adoperare la spada: questo Messia invece non ha neanche un bastoncello…Egli deve sedere sul trono di Davide e instaurarne la sovranità”, mentre “quest’uomo non ha nemmeno una stuoia su cui sedersi”. Inoltre, “la promulgazione di tutte le leggi della Torà; ma quest’uomo ha abrogato tali leggi e ha perfino violato il Sabato”. Altro segno “è che il suo regno di giustizia avrebbe dovuto essere così progredito che la rettitudine e il ben operare avrebbero dovuto estendersi dagli esseri umani financo agli animali… Ingiustizia e tirannia sono invece ora così prevalenti ai suoi tempi, che lo hanno crocifisso!”. Inoltre, “nei giorni del Messia gli Ebrei avrebbero prosperato e trionfato su tutti gli altri popoli del mondo, mentre essi ora vivono in uno stato…di servitù nell’Impero dei Romani”. Egli avrebbe poi conquistato l’Oriente e l’Occidente, mentre Gesù era, “Egli stesso, soggetto alla legge romana”. Al contrario i segni furono tutti manifestati, ma gli Ebrei non li compresero, perché conoscevano le Sacre Scritture “alla lettera e a memoria”, mentre “la descrizione della Torà” era allegorica. Infatti, “benché Gesù venisse da Nazaret, luogo conosciuto, egli venne, anche, dal Cielo…La spada che Egli portava era la Sua lingua, con la quale Egli divise il bene dal male, il vero dal falso…Il trono sul quale Egli sedette è il Trono Eterno, sul quale Cristo regna per sempre; un Trono del Cielo, non della terra…Gesù interpretò nuovamente e completò la legge di Mosè ed adempì alla legge dei profeti. La Sua parola conquistò l’Oriente e l’Occidente…Per gli animali che dovevano vivere insieme si dovevano intendere le sètte e le razze diverse, che prima erano in guerra, mentre ora avrebbero vissuto in armonia ed amore…Così tutte le profezie intorno alla venuta di Cristo si verificarono…, ma solo con un cuore mondo e con una mente pura si può capire il loro vero significato”49. Come gli Ebrei con Gesù, così i Cristiani respinsero l’avvento di Muhammad come portatore di una nuova Rivelazione divina, predetta nel Vangelo da Gesù quando, “rivolgendoSi un giorno ai Suoi discepoli accennò alla Sua dipartita e…disse: «Vado e tornerò a voi». Altrove disse: «Vado e verrà un altro, che vi dirà tutto ciò che Io non vi ho detto e adempirà tutto ciò che ho detto»… Nella Dispensazione del Corano furono confermati sia il Libro sia la Causa di Gesù. Quanto ai nomi, Muhammad dichiarò: «Io sono Gesù»”. Circa le profezie evangeliche sul “ritorno” di Gesù e sui “segni che devono annunciare l’avven to della Manifestazione che Lo seguirà”, Bahá’u’lláh scrive: “Nel primo Vangelo secondo Matteo si narra: E quando interrogarono Gesù sui segni della Sua venuta, Egli disse loro: «Subito dopo l’oppressione di quei giorni il sole si oscurerà, la luna non darà più luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze della terra saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; allora tutte le nazioni della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo, con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con grande suono di tromba» [Mt 24:29-31] (…) Anche negli altri tre Vangeli, secondo Luca, Marco e Giovanni, si trovano le stesse affermazioni… I teologi cristiani,… essendosi attenuti all’interpretazione letterale delle parole di Gesù, sono stati privati della grazia fluente della Rivelazione di Muhammad”. Con “false immaginazioni”, dal passo «Il cielo e la terra passeranno; ma le Mie parole non passeranno» [Lc 21:33], “sostennero che la legge del Vangelo non sarà mai abolita e che in qualsiasi momento la Beltà promessa Si manifesti… Egli dovrà confermare e ratificare la legge proclamata nel Vangelo, così che oltre la Sua non rimanga altra fede nel mondo…. Se si manifestasse qualcuno con tutti i segni promessi e promulgasse cose contrarie alla lettera della legge del Vangelo, lo rinnegherebbero sicuramente”50. Bahá’u’lláh chiarisce che le parole «subito dopo l’oppressione di quei giorni» “si riferiscono al tempo in cui… le redini dell’umanità saranno cadute in mani stolte e ignoranti … Tali condizioni si osservano nei nostri giorni in cui le redini di tutte le comunità sono cadute nelle mani di stolti capi che le guidano secondo i loro capricci e desideri. Sulle loro lingue la menzione di Dio è divenuta un nome vuoto e fra loro la Sua santa Parola è lettera morta”51. Per molti cristiani il ritorno (o seconda venuta) di Cristo per giudicare il mondo alla fine dei tempi si associa ad eventi apocalittici, e si colloca in un futuro lontano. Sul “tempo stabilito” e sull’”ora” del compimento delle profezie dell’Antico e del Nuovo Testamento circa il “tempo della fine”, il giorno del Giudizio, l’apparizione del Signore degli Eserciti, i Vangeli sottolineano il rischio che i discepoli di Gesù siano presi alla sprovvista: Gesù afferma che nessuno sa l’ora, neanche lui, ma solo il Padre (Mc 13:32), e, per la Sua venuta imprevedibile come “un ladro nella notte”, li esorta a “vegliare” (Mt 24:37-44). Da parole dette ai discepoli durante l’ascensione di Gesù (“Questo Gesù… ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo”, At. 1:11) e da altre simili, molti cristiani deducono che il Figlio dell’Uomo verrà “sulle nuvole del cielo, in tutta la sua gloria”; ed essi lo vedranno nello stesso aspetto fisico. L’espressione “fine del mondo”, poi, fa supporre che nel giorno del Giudizio la terra sarà annientata, benché il senso più pertinente sembra essere “la consumazione o la fine di un’epoca”. San Pietro parla del “tempo della restituzione di tutte le cose di cui Dio ha parlato per bocca di tutti i suoi santi profeti, dall’inizio del mondo”. Molte profezie sul “tempo della fine” non furono comprese appieno prima del loro compimento. Alla fine delle sue visioni, fu detto a Daniele: “Riponi queste parole e sigilla il libro…, poiché queste parole rimarranno chiuse e sigillate fino al tempo della fine” (Dan. 12:4-10). Nell’interpretazione bahá’í, le profezie sul “tempo della fine, degli ultimi giorni”, sulla venuta del “Signore degli eserciti, del Padre eterno”, non si riferiscono all’avvento di Gesù Cristo, ma a quello di Bahá’u’lláh, il Promesso annunciato in tutti i libri sacri, dotato del potere di rompere i sigilli delle profezie52. Egli adempie le profezie che presentano la Gloria del Signore [=Bahá’u’lláh, in arabo] venire dal sol levante verso la Terra santa: apparso in Persia, ad est della Palestina, Bahá’u’lláh venne in Terra Santa – come esiliato e prigioniero, mandatovi dallo sháh di Persia e dal sultano di Turchia – dove trascorse 24 anni della sua vita. La Palestina divenne così Terra Santa di un quarto monoteismo (la Fede Bahá’í), dopo l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islám. Gesù informò implicitamente i discepoli che, al suo ritorno, avrebbe avuto un nome nuovo, avvertendoli che falsi profeti avrebbero usato il suo nome (Mt 24:4-5 e 23-24). Parlando del ritorno, Gesù nell’Apocalisse promette al “vincitore”, il vero credente, “una pietruzza bianca” con “un nome nuovo”, e “la nuova Gerusalemme che scende dal cielo” con un nuovo nome (Apoc.2:16; 3:12-13). Egli mostrò il senso simbolico di “ritorno” in quello del profeta Elia, atteso dagli ebrei prima dell’avvento del Messia. Giovanni Battista negò di essere sia il Messia che Elia. Eppure, il giorno della trasfigurazione sul Monte Tabor, Cristo affermò che Giovanni era Elia. Infatti, quando Giovanni disse: “Io non sono Elia”, “considerava la sua sostanza e individualità”; e quando Cristo disse: “Questo è Elia”, intendeva dire: “è la manifestazione della generosità, delle perfezioni del carattere, delle qualità e virtù di Elia”53. Il ritorno di Cristo si realizzò ugualmente con la comparsa di un altro personaggio, nato da un’altra madre, ma dotato dello spirito e del potere di Dio che animavano Cristo. Ma, come gli ebrei non riconobbero né il ritorno di Elia nel Battista né l’avvento del Messia in Gesù, i più dei cristiani oggi non comprendono il senso figurato delle promesse di Cristo a causa di quel “nome nuovo”, né riconoscono il ritorno di Cristo in Bahá’u’lláh.

Bahá’u’lláh dichiara d’esser venuto a stabilire sulla terra il promesso Regno di Dio. Il “Regno”, nei Vangeli, può stabilirsi immediatamente nel cuore di ognuno, ma è anche la redenzione della società umana predetta da Mosè agli Israeliti, che, entrati in Terra Santa, si sarebbero dispersi nel mondo finché, “essendosi compiuti i tempi”, Dio li avrebbe radunati ancora in Terra Santa (Deut. 30), all’avvento del “Signore degli Eserciti”. La proclamazione della Fede Bahá’í avvenne nel 1844, anno in cui l’esclusione degli Ebrei dalla loro terra, imposta dai musulmani per quasi dodici secoli, fu mitigata dall’Editto di tolleranza e «i tempi dei Gentili» furono «compiuti» (Lc 21:24). Isaia, Geremia, Ezechiele e Zaccaria accennano a un Ramo, in cui i cristiani vedono Cristo. “Un virgulto sorgerà dal tronco di Jesse… Sopra di lui poserà lo spirito del Signore… La giustizia cingerà i suoi fianchi… Allora il lupo abiterà con l’agnello, la pantera s’accovaccerà col capretto; vitello e leone pascoleranno assieme e un giovane fanciullo potrà custodirli… Egli innalzerà una bandiera per le nazioni e riunirà i profughi d’Israele” (Is. 11: 1-12.) ‘Abdu’l-Bahá legge nelle profezie sul Ramo “l’innalzarsi dello Stendardo di Dio su tutte le nazioni, cioè: Tutte le nazioni e le tribù vivranno all’ombra di questa Bandiera Divina, che non è altri che il Ramo del Signore stesso, e diverranno un’unica nazione. Gli antagonismi di fedi e di religioni, le ostilità fra razze e popoli, e i contrasti di nazionalità saranno sradicati. Si avrà una religione, una fede, una razza e un popolo solo che dimorerà sulla sua terra natia; questo globo terrestre. La pace e la concordia universali avranno luogo fra le nazioni e quell’incomparabile Rampollo raggrupperà tutto Israele… Questi eventi non ebbero luogo nel ciclo cristiano…Ma in questo ciclo del Signore degli Eserciti, tutte le nazioni e tutti i popoli verranno all’ombra di questa Bandiera. All’istessa stregua, Israele, disperso in tutto il mondo, non si radunò in Terra Santa durante il ciclo cristiano; ma dall’inizio del ciclo di Bahá’u’lláh, questa promessa divina…incomincia ad essere attuata”54. Lo stabilirsi del Regno di Dio deve instaurare la pace mondiale: “essi trasformeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci. Una nazione non impugnerà più la spada contro l’altra, non impareranno più a far la guerra”, (Mich. 4:3) e unificare l’umanità attorno alla Legge di Dio: “Il Signore sarà Re di tutta la terra… Sarà l’unico Dio e unico il suo Nome”, ( Zac. 14:9). Per Bahá’u’lláh “il benessere, la pace e la sicurezza dell’umanità saranno irraggiungibili, a meno che e finché la sua unità non sia saldamente stabilita…, (e) finché si lasceranno passare inascoltati i consigli rivelati dalla penna dell’Altissimo”55. Interrogato da Pilato, Gesù insiste sul carattere non-politico della sua missione (“Il mio regno non è di questo mondo”, Gv 18:36), essendo il suo regno celeste, promette ai discepoli che,  volgendosi a lui e seguendone gli insegnamenti, si accede al “regno dei cieli” (Mt 7:21). Egli apporta una pace interiore nell’individuo (“Vi lascio la pace; vi do la mia pace; non ve la do come la dà il mondo”, Gv 14:27), ma conferma la promessa del Regno, culmine dell’evoluzione spirituale e sociale dell’umanità, in un avvenire più lontano, associato al giorno del suo ritorno, e che tutti i cristiani, nell’unica preghiera da Gesù rivelata, invocano: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra come in cielo” (Mt 6:10). Bahá’u’lláh, “il Signore degli Eserciti” dell’Antico Testamento, ha la missione di stabilire l’unità dell’umanità nel quadro del Regno di Dio sulla terra e fornisce le istituzioni e le leggi necessarie a un nuovo ordine mondiale, alla luce della profezia: “Egli ha sopra i suoi omeri il principato e si chiamerà: Consigliere ammirevole, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per aumentare il principato, per dare una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo e renderlo potente nel diritto e nella giustizia da oggi e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli Eserciti” (Is. 9:5-6.) Profezia spesso riferita all’avvento di Gesù, ma che, benché parecchi titoli si applichino a Cristo, si addice più pienamente a Bahá’u’lláh. Se Gesù ha chiara autorità spirituale e morale, in rapporto agli affari di questo mondo fu categorico (“Date dunque a Cesare quel che è di Cesare”, Mt 22:21); mentre, venti secoli dopo, Bahá’u’lláh porta un modello di società planetaria che incarnerà la giustizia (“L’equilibrio del mondo è stato sconvolto dalla vibrante influenza di questo grandioso, di questo nuovo Ordine Mondiale”)57. Nei primi decenni dell’èra bahá’í, le grandi autocrazie militari sono state abbattute, la coscienza dell’unità del mondo è nata, recando speranza ai popoli oppressi. Quanto ai titoli di “Padre eterno, Principe della pace”, Bahá’u’lláh allude a se stesso come la manifestazione del Padre di cui parlarono Cristo e Isaia (“Colui Che è il Padre è venuto, e il Figlio (Gesù), nella santa valle chiama: «Eccomi, eccomi, O Signore, Mio Dio!»)58, mentre Cristo si proclama il “Figlio di Dio”. Bahá’u’lláh dichiara che la sua missione è stabilire la pace sulla terra, che lega all’idea di unità, e la visione che egli trasmette di “un sistema federale mondiale che governi tutta la terra…; nel quale la Forza divenga serva della Giustizia, la cui esistenza sia sostenuta dal riconoscimento universale d’un solo Dio e dalla sua fedeltà ad una Rivelazione unica e comune” (Shoghi Effendi)59 va oltre le concezioni dei profeti del passato; mentre la missione di Gesù non fu stabilire il Regno di Dio sulla terra, nè la pace (“Non sono venuto a metter pace, ma spada”, Mt 10-34) e, difatti, durante tutta l’èra cristiana, le guerre e i conflitti settari sono stati innumerevoli. La peculiarità del regno di Davide, nell’Antico Testamento, è un re scelto da Dio stesso, simbolo dell’autorità spirituale conferita da Dio; il Regno di Dio implica un re che regni e leggi da osservare: “La Più Grande Legge è venuta, e l’Antica Bellezza (Bahá’u’lláh) governa sul trono di Davide”60. La rivendicazione di Bahá’u’lláh di essere il Ritorno di Cristo rinvia alla parabola di Gesù sui vignaioli omicidi (Lc 20:13-16). La vigna rappresenta la terra. I vignaioli sono innanzitutto i capi religiosi. Il padrone della vigna è Dio. I servi che egli ha inviato a più riprese per farsi consegnare la propria parte, e che furono malmenati dai vignaioli, sono i profeti (“Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati”, Mt 23:37). Il figlio, l’erede ucciso dai vignaioli, rappresenta Gesù stesso. L’apogeo della storia non è la morte del figlio, ma l’arrivo del padrone della vigna. Fino a quel momento i vignaioli sono rimasti in uno stato di rivolta, che neanche il figlio è riuscito a sedare. L’arrivo del padre cambia tutto, perché rimprovera i cattivi vignaioli, toglie loro la gestione della vigna per affidarla ad altri che faranno la sua volontà. La parabola è in armonia col compimento delle profezie sulla venuta del Signore degli Eserciti e il ritorno di Cristo alla fine dei tempi; coincide con il Giorno del Giudizio e l’ora in cui Dio stabilisce la sua Legge (il suo Regno) sulla terra. L’arrivo del padrone della vigna, del “Padre” (essendo inconcepibile l’apparizione di Dio stesso), significa l’avvento di Bahá’u’lláh con l’autorità del Padre celeste. Mediante Bahá’u’lláh, Dio si avvia a porre fine alla rivolta delle creature verso il Creatore, a dimostrare la fallacia delle credenze sostitutive che dominano la società attuale e a stabilire la sua Legge sulla terra. Rivela Bahá’u’lláh: “Presto il presente ordine sarà chiuso ed uno nuovo sarà aperto in sua vece”61. Gesù paragona i suoi discepoli (i cristiani) ad un ovile di cui egli è la porta (“Chi entrerà per me sarà salvato”) e il “buon pastore” che offre la sua vita per esso (Gv 10:9 e 11); e afferma: “Io ho ancora altre pecore, che non sono di questo ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce; e ci sarà un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10:16). I discepoli si limitavano allora ai giudei che lo avevano accettato, ai quali poi avrebbe unito dei non-giudei (altre greggi). Alla luce della rivelazione di Bahá’u’lláh, se il primo ovile rappresenta l’insieme dei cristiani, le altre greggi simboleggiano le grandi religioni del mondo, all’epoca distanti le une dalle altre. Una visione planetaria per la quale all’epoca di Gesù non esistevano i mezzi, ma conforme ai nostri attuali bisogni. Scrive Bahá’u’lláh: “Non v’è alcun dubbio che i popoli del mondo, a qualsiasi razza o religione appartengano, si ispirano a un’unica Fonte celeste e sono sudditi di un solo Dio… Sorgete e, armati del potere della Fede, infrangete gl’idoli delle fatue idee, che mettono discordia fra voi. Attenetevi a ciò che vi avvicina e vi unisce”62.

 

Note

1 Bahá’u’lláh, Spigolature dagli Scritti [tit. orig.: Gleanings from the Writings of Bahá’u’lláh], Casa Editrice Bahá’í, Ariccia (Roma), 2002, 2 a ed. riv., XXXVI, pp. 86-7.

2 II Britannica Book of the Year del 1992 la indicò come la religione – dopo il Cristianesimo, diffuso in 254 Paesi del mondo – presente in 205 Paesi: essa infatti precede nell’ordine Islamismo (172), Giudaismo (125), Induismo (88) e Buddhismo (86).

3 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri [tit. orig. “Some Answered Questions”], Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1976, pp. 23-5.

4 Bahá’u’lláh, Il Libro della Certezza, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1994, 2a ed., pr. 70-71, 49-50.

5 Bahá’u’lláh, Il Libro della Certezza, pr. 45.

6 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1987, p. 163.

7 Bahá’u’lláh, Spigolature, XXIII, pp. 56-7.

8 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, p. 68.

9 ‘Abdu’l-Bahá, La saggezza di A.B.: Raccolta dei discorsi tenuti da ‘Abdu’l-Bahà a Parigi nel 1911 e a Londra nel 1912-1913, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1976, p. 148.

10Per queste notizie, cfr. La Casa Universale di Giustizia, Il secolo di Luce [tit. orig. Century of Light], Casa Editrice Bahá’í, Ariccia (Roma), 2001, p. 127.

11 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, p. 37.

12 Cfr. Appendice 6, La Bibbia, in: Jeremy Fox, Lettre aux Chretiens de Bahá’u’lláh, Bruxelles, 1995, con trad. e comm. di J. Fox, in: http://www.bahai-biblio.org/

13 ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1988, pp. 31-2.

14 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, p. 212.

15 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, p. 105 e 121.

16 ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina, p. 32 e 57.

17 ‘Abdu’l-Bahá, La saggezza, p. 19.

18 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, p. 67.

19 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 295-6.

20 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, p. 18.

21 ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà, pp. 57-9.

22 ‘Abdu’l-Bahá, La saggezza, pp. 33-4.

23 ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà, pp. 58-9.

24 ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà, pp. 29-30.

25 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp.139-41.

26 ‘Abdu’l-Bahá, La saggezza, p. 56.

27 Shoghi Effendi, Il Giorno Promesso, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1988, 114; ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, p. 139.

28 Bahá’u’lláh, Tavole di B. rivelate dopo il Kitáb-i-Aqdas, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1981, p. 27.

29 Bahá’u’lláh, Tavole, p. 27.

30 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, pp. 186-87.

31 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 101-03.

32 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, pp. 161-62.

33 ‘Abdu’l-Bahá, La saggezza, pp. 97-8.

34 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 46-7 e 107-09.

35 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 103-06.

36 Per una sintesi cfr. Marco Bresci, Giuseppe Castello, Enzo Stancati, La Fede Bahá’í: cento domande, cento risposte, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 1998, pp. 21-2.

37 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 109-11.

38 ‘Abdu’l-Bahá , Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 112-13.

39 Per una sintesi cfr. M. Bresci, G. Castello, E. Stancati, La Fede Bahá’í: cento domande, pp. 22-3.

40 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 150-51.

41 ‘Abdu’l-Bahá , Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 122-25.

42 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, pp. 156-57.

43 Enzo Stancati, Monoteismi a confronto, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 1994, pp. 337-41.

44 Il testo della lettera è in: Bahá’u’lláh, La Proclamazione di Bahá’u’lláh ai re e ai governanti del mondo, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1968, pp. 97-100.

45 George Townsend, introduzione a: Shoghi Effendi, Dio passa nel mondo, Casa Editrice Bahá’í, Roma 2003, XI.

46 Bahá’u’lláh, Tavole, 9-16; Bahá’u’lláh, Lettre aux Chrétiens, Bruxelles, 1995, con trad. e comm. di Jeremy Fox, cit.

47 Bahá’u’lláh, Tavole, pp.9-10; ID., Il Libro della Certezza, p. 20.

48 Bahá’u’lláh, Spigolature, XXXV, p. 84.

49 ‘Abdu’l-Bahá, La saggezza, pp. 63-5.

50 Bahá’u’lláh, Il Libro della Certezza, pp. 24-6.

51 Bahá’u’lláh, Il Libro della Certezza, p. 27.

52 Sulle profezie relative al “tempo della fine” e la loro interpretazione negli Scritti Bahá’í, trattate in questo paragrafo e in quelli successivi, cfr. Louis Hénuzet, prefazione a: Jeremy Fox, op. cit., e John E. Esslemont, Bahá’u’lláh and the New Era. An Introduction to the Bahá’í Faith, 5a ed., Bahá’í Publishing Trust, Wilmette Illinois, 1980, 211-33 (Profecies Fulfilled by the Bahá’í Movement).

53 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, p. 138.

54 ‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 74-5.

55 Bahá’u’lláh, Spigolature, CXXXI, p. 293.

57 Bahá’u’lláh, Spigolature,LXX, p. 140.

58 Bahá’u’lláh, La Proclamazione di Bahá’u’lláh, p. 41 (Lettera allo Zar Alessandro II).

59 Shoghi Effendi, introduzione a: Bahá’u’lláh, La Proclamazione di Bahá’u’lláh, p. 13.

60 Bahá’u’lláh, La Proclamazione di Bahá’u’lláh, p. 103 (Lettera al Clero e ai Popoli di varie Religioni).

61 Bahá’u’lláh, La Proclamazione di Bahá’u’lláh, p. 133 (Il Grande Annunzio all’Umanità).

62 Bahá’u’lláh, Spigolature, CXI, p. 225.